Il Tirreno

Il nuovo porto e lo spettro dell’erosione

Il nuovo porto e lo spettro dell’erosione

Stamani si presenta il Piano regolatore Sit-in di protesta degli ambientalisti

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CARRARA. Stamani alle 10 il Comune presenterà la Variante al Piano strutturale che comprende il nuovo Piano Regolatore Portuale. La presentazione presso l'Autorità Portuale (Viale Colombo 6 ) ha riacceso la contestazione del fronte del no all’ampliamento del porto. «Se questo provvedimento passerà Marina di Carrara sarà a condannata a morte e gli allagamenti si ripeteranno», dice Riccardo Canesi a nome del “cartello” ambientalista che pert questa mattina organizza una protesta davanti all’Autorità Portuale.

La questione è importante, ci sono 25 milioni di euro in ballo e ci sono in gioco da una parte il waterfront, cioè il nuovo disegno di tutta l’area tra porto e il resto di Marina: un restyling necessario per la viabilità, il turismo, gli stessi traffici portuali. Dall’altra parte c’è l’ampliamwento del porto, ritenuto dai suoi fautori necessario per il futuro dello scalo commerciale di Marina, uno dei volani – cecchè se ne dca – dell’economia apuana.

Una delle ragioni principali sostenute dal fronte del no all’ampliamento del porto è quella dell’erosione

L’allargamento dello scalo oltre la foce del Carrione e la realizzazione contigua di quello turistico fino al Lavello provocherebbe nuova erosione verso Massa.

In effetti, la causa generale dell’erosione, fenomeno che colpisce il 90% delle spiagge del mondo, è la mancanza di apporti di sabbia da parte dei fiumi, a cui contribuisce anche la costruzione di porti e moli alla foce, come la struttura rigida che si vorrebbe erigere allo sbocco del Lavello per far sorgere il nuovo scalo turistico apuano, anche se un geologo esperto come il professor Enzo Pranzini dell’Università di Firenze ha sostenuto che sarebbe “tecnicamente possibile” realizzare quest’opera in modo “che non intercetti nemmeno un granello di sabbia”.

E’ accertato che, tra il 1938 ed il 1998, si è verificato un arretramento della linea di riva di ben 106 metri a levante dello scalo commerciale. Prima della costruzione di questo approdo, invece, la spiaggia aumentava di 4 metri l’anno. Il fenomeno sembrerebbe destinato a proseguire, perché il canale d’imboccatura del porto commerciale, mantenuto artificialmente ad una profondità di 10 metri, agirebbe come una trappola, bloccando il traffico di sedimenti verso levante. E’ sulla base di queste motivazioni che nel 2002 il ministero dell’Ambiente, di concerto con quello dei Beni Culturali, aveva deciso di bocciare la variante al piano regolatore portuale elaborata l’anno precedente dalla Port Authority carrarese, evidenziandone l’incompatibilità ambientale, socio-economica ed idrogeologica. Il progetto respinto prevedeva l’ampliamento dello scalo commerciale fino alla foce del Carrione e la realizzazione contigua del porto turistico fino al Lavello.

A sancire la bocciatura, confermata dal Tar del Lazio nel 2007, era il decreto 8065 del 20 dicembre 2002, che concludeva: “Si ritiene pertanto opportuna la previsione di una nuova soluzione progettuale meno impattante di quella prevista, non espandendosi oltre la foce del torrente Carrione, e che miri ad una correzione dell’erosione anziché confermarla”. Ma la variante al piano strutturale votata dal consiglio comunale di Carrara con la delibera n. 113 dell’11 dicembre 2009, per approntare gli strumenti urbanistici necessari alla realizzazione del porto turistico, è sostanzialmente la ripetizione del progetto bocciato dal ministero.

A suscitare preoccupazione tra gli ambientalisti è anche il fatto che l’ampliamento dello scalo commerciale preveda il prolungamento della diga foranea ed una nuova banchina all’altezza della foce del Carrione, per realizzare la stazione delle crociere, con navi lunghe anche 300 metri. Sulla base di queste previsioni i gruppi di protesta hanno ribadito che la costruzione di nuove strutture in quel luogo, dove già sorge il piazzale Città di Massa (secondo alcuni responsabile di un pericoloso “effetto tappo” alla foce del fiume, tra le cause dell’ultima alluvione), aggraverà la situazione di rischio idrogeologico sul territorio, ostacolando il libero sfociare in mare delle acque fluviali in caso di maltempo, con conseguenti allagamenti.

David Chiappuella

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