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Abusi edilizi, la Procura fa paura

Abusi edilizi, la Procura fa paura

Massa Carrara, decine le demolizioni dei proprietari per non evitare di dover pagare le ditte incaricate dai Comuni di buttare giù le case senza permesso

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MASSA. Non solo sono iniziate le demolizioni dei manufatti abusivi con sentenza definitiva di abbattimento da parte degli uffici tecnici dei Comuni che hanno firmato il protocollo di intesa con la procura di Massa Carrara, ma il giro di vite ha provocato un effetto imprevisto. Almeno nelle dimensioni. I proprietari di case e capannoni stanno provvedendo personalmente a buttare giù quello che non avrebbero mai dovuto costruire. Sono una sessantina le opere rase al suolo dai privati, meno di una decina quelle demolite dalle istituzioni. Ne restano una sessantina e da settembre le ruspe torneranno a fare il loro lavoro. Ma perché i privati precedono amministrazioni comunali e giustizia? Per ridurre i costi. Spesso sono loro stessi a picconare i muri, evitando di saldare le ditte contattate dai municipi.

Il procuratore capo Giubilaro ha consegnato la lista degli immobili che devono essere abbattuti nei mesi scorsi. Si tratta di case e villette definite abusive da una sentenza già passata in giudicato. Un ultimatum demolizione che interessava un centinaio di famiglie. I Comuni che hanno ricevuto la lettera di Giubilaro sono quelli dove la procura ha verificato l’esistenza di manufatti che un giudice ha già deciso che devono essere abbattuti: Massa, Carrara e Montignoso fanno la parte del leone, poi viene la Lunigiana. Nel documento c’era indicato l’indirizzo del manufatto colpito da una sentenza da eseguire, anzi da una sentenza che doveva già essere stata eseguita. Ma per un motivo o per l’altro nessuno aveva dato il via libera alle ruspe.

Così il procuratore capo si era preso la responsabilità in prima persona: «Faccio solo il mio dovere - aveva spiegato Giubilaro -. Una sentenza passata in giudicato deve essere eseguita. Abbiamo la lista degli immobili che sono nella condizione di essere abbattuti e abbiamo chiesto ai Comuni di fare quello che è stato deciso dai tribunali».

Le case che rientravano nella black list della procura erano poco più di un centinaio. In pratica grazie alle demolizioni dei privati più di metà del lavoro è stato fatto. Senza gravare troppo sulle casse pubbliche (che hanno il compito di anticipare la somma per poi rivalersi sui proprietari). L’ordine perentorio è quello di buttare giù tutto quello che è stato costruito abusivamente perché il territorio deve essere messo in sicurezza. «Non possiamo soltanto piangere quando ci sono le alluvioni e le frane, bisogna fare qualcosa per evitare che succedano le disgrazie che abbiamo vissuto. E questo è un modo. Ci sono delle sentenze da far rispettare e noi le facciamo rispettare», aveva detto Giubilaro.

Ma c’è una novità che riguarda il futuro. Ed è sempre il procuratore capo ad averla pensata: «Ho detto agli agenti municipali dei Comuni dove l’abusivismo è fortemente presente di controllare il territorio e di individuare i cantieri edili sospetti. Meglio prevenire che reprimere, meglio fermare i lavori di una casa disabitata che sfollare una famiglia distruggendo quello che aveva realizzato spendendo denaro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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