La manifestazione
«Il piccolo è morto prima del cesareo»
Tragedia al materno infantile, l’Asl assicura: evento non prevedibile. Ma la Procura sequestra gli atti e apre un’inchiesta
MASSA. Ha 26 anni, la pancia grande di chi accoglie la vita nel ventre e il desiderio enorme di vedere il suo piccolo. Domenica scorsa arrivano i dolori: la gravidanza, però, non è a termine, la ragazza è alla trentaduesima settimana di gestazione, si precipita all’ospedale. Ma le cose non vanno come spera: non può abbracciare il suo maschietto. Il piccolo - ricostruisce l’Asl - è nato morto. Ora a fare luce sulla vicenda ci penserà la magistratura che ha già aperto un fascicolo: le indagini sono affidate al sostituto procuratore Alessandra Conforti che ha già disposto il sequestro della cartella clinica. Il corpicino del piccolo sarà sottoposto ad un esame autoptico per stabilire la cause della morte e capire se sia avvenuto in utero e dopo la nascita.
Antonio Ragusa, primario del reparto materno infantile, prima di qualsiasi commento sull’accaduto, ci tiene ad esprimere la sua fiducia nella magistratura «per verificare possibili eventuali responsabilità» e la sua vicinanza alla mamma e alla famiglia «per il dolore vissuto in un momento così tragico». Poi, però, ricostruisce la vicenda negando che il bambino - come era emerso in un primo momento - sia morto dopo la nascita: «Dalle verifiche interne già effettuate - si legge in una nota dell’azienda sanitaria - si è potuto constatare che il neonato non è morto dopo il cesareo, ma prima, a causa di un distacco massivo della placenta». La donna - questa la ricostruzione dell’Asl - accusa un forte dolore al ventre e si precipita in ospedale: «Dal momento in cui è giunta in pronto soccorso - assicurano i sanitari - sono stati eseguiti tutti gli accertamenti del caso». I medici si rendono conto che la placenta si è improvvisamente - è questo appunto il distacco massivo - staccata dalla parete uterina, il bimbo, quindi non riceve più cibo e ossigeno dalla sua mamma. Immediato - garantisce l’Asl - l’intervento sulla mamma: «Il distacco massivo - spiega l’azienda- può portare un evento avverso nei confronti della madre».
Insomma, quando la placenta si stacca dall’utero, le vite a rischio sono due: quella della mamma e quella del piccolo che porta in grembo. Così al materno infantile i medici intervengono e praticano un cesareo per evitare complicazioni - fisiche, perché le psicologiche sono inevitabili - alla donna in gravidanza. Ma i dottori - così emerge dalla ricostruzione - sanno che il bimbo non ha più ossigeno, nasce che la vita non l’ha neppure conosciuta, già morto: i rianimatori e i neonatologi - garantiscono in reparto - non si arrendono, provano a far ripartire il cuore del bambino, ma «nonostante i tentativi di rianimazione, da parte di neonatologi e anestesisti presenti, praticati con tutte le tecniche possibili, non è stato possibile salvare il neonato». L’azienda definisce l’evento «imprevedibile e imprevenibile». La madre, infatti, almeno stando ad una prima ricostruzione, ha avuto fino a domenica una gravidanza regolare, senza particolare disturbi.
La ragazza, dopo il cesareo, è stata ricoverata e dimessa il prima possibile per evitarle il dolore di una permanenza in un reparto in cui le madri si godono la meraviglia di un bambino tra le braccia.
I familiari del piccolo sono sconvolti, la nonna paterna, informata della tragedia, domenica ha accusato un malore ed ha avuto bisogno di cure mediche. In reparto, dopo la tragedia, sono arrivati anche i carabinieri.
La famiglia ha deciso di capire meglio cosa sia accaduto e ha nominato un consulente di parte che partecipi all’esame autoptico sul piccolino. La ragazza è sotto choc, sconvolta per la perdita del suo bambino: intorno a lei e al padre del piccolo ci sono i genitori e gli amici più cari.
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