Il dolore
«I cittadini, stanchi, dicono no al cemento»
Incontro dei 5 Stelle su ospedale vecchio, edilizia e Caritas a rischio chiusura: il Comune intervenga
MASSA. Prosegue Itinera, il progetto dei 5 Stelle che prevede incontri e assemblee con i cittadini. Nell’ultimo incontro, in Cervara, si è parlato di sanità, di edilizia e regolamento urbanistico.
Ha partecipato anche il Comitato “No alla variante vecchio ospedale” che ha illustrato il progetto per la demolizione della vecchia struttura pubblica ospedaliera per destinare l’area alla costruzione di nuove abitazioni, quindi ad edilizia privata. «Finiremo a curarci nel Nuovo Ospedale nella palude di viale Mattei - scrivono i pentastellati - senza una Casa della Salute, costretti ad andare a Carrara per fare una radiografia, mentre nel vecchio ospedale si demoliranno strutture appena ammodernate, non si sa che fine faranno attrezzature e macchinari medici, ma si costruiranno villette lussuose, andando anche a coinvolgere e stravolgere un parco pubblico, patrimonio della città, come il Monte di Pasta. E su questo nessun processo partecipativo è stato avviato dalla giunta».
Altro tema dibattuto il regolamento urbanistico, con membri del neonato Comitato del quartiere Quercioli «che - sintetizzano i 5 Stelle - non vuole subire la colata di cemento che potrà sconvolgere il loro quartiere, allontanandolo da quelle che sono da sempre le sue caratteristiche di zona rurale, con terreni agricoli coltivati. Ma i cittadini che vedranno stravolte le loro vite, le loro storie familiari, che vedranno demolire case per far passare strade, che subiranno il calo di valore delle loro abitazioni, magari acquistate dopo anni di sacrifici o ereditate da genitori che avevano fatto altrettanto per dare certezze ai figli, sono stati interpellati? No.La zona di Cervara - rincara il movimento - è testimone inoltre di una nuova sentita problematica, ovvero la chiusura imminente della Caritas di Don Cipollini. Impossibilitati a svolgere l'annuale sagra del cinghiale, unica fonte di entrate (sufficiente per un anno) data la mancanza totale di aiuto da parte delle istituzioni, la Caritas non ce la fa. Certo le motivazioni per il no alla sagra sono importanti, dato che la sagra viene da oltre 15 anni realizzata in strutture abusive. Si tratta però di strutture Erp, quindi l’abusivismo è stato fatto dal Comune stesso.
Ci domandiamo se il prezzo deve pagarlo la Caritas, o meglio tutte quelle persone che potevano trovare una tettoia per la pioggia, un pasto caldo, un sorriso, una mano amica».
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