Sicurezza
Alberto Andreani con lui si premia il teatro dialettale
Una lunga carriera artistica cominciata a 15 anni che si è intrecciata con autori e comici di razza
MASSA. Domani alle 21,15, a Marina di Massa, nel giardino della villa Cuturi, sede dell'Azienda di promozione turistica, si terrà la seconda edizione del premio l'Obelisco, città di Massa. Il premio, ideato e promosso da Franco Frediani col patrocinio e la collaborazione del Comune, vuol rendere omaggio alla personalità cittadina, ancora vivente, che con la sua attività, in qualsiasi campo svolta, contribuisce a dar lustro alla città di Massa. Il premio, un obelisco in marmo bianco, riproduzione di quello in piazza Aranci simbolo della città, verrà assegnato all'attore dialettale massese Alberto Andreani e a consegnarlo sarà il sindaco Alessandro Volpi. A coronamento della serata, condotta da Fabio Cristiani, sarà proiettato un breve filmato e a seguire saranno chiamati i tanti amici che con Andreani hanno condiviso anni di una lunga carriera artistica.
Tra questi Edilio Bellè, Andrea Pieroni, Maria Rosa Cavazzuti, Luciano Bigini, Fernando Petroli, ma anche Piero Giusti, Paolo Giannotti, Carlo Biagianti, Mario Chesi e altri. Abbiamo chiesto a Franco Frediani di tracciare il ritratto di Alberto Andreani. Eccolo.
«Alberto Andreani nasce a Massa, nell'abitazione di via Dante, il 20 maggio del 1932, secondogenito dei quattro figli di Lino e Iolanda Palmerini. Nel 1947, a soli 15 anni, trova il suo primo impiego, come garzone, nello stabilimento della R.I.V. alla zona industriale. Risale a quegli anni il debutto sulle scene, interprete della commedia in lingua "Due nipoti, un cavolo ed un cappello", tre atti comici di Carlo Repossi. Il palcoscenico è quello del teatrino parrocchiale del borgo di Santa Lucia. L'impiego alla R.I.V. dura poco più di un anno, Alberto vuol continuare gli studi e si iscrive ai corsi della Scuola di Avviamento Professionale. Nel '51 trova un temporaneo impiego al Sindacato delle ACLI, ma se di giorno lavora, di notte recita. Lo attende infatti una prova importante, una parte ne "L'antenato", una commedia in lingua scritta da Carlo Veneziani negli anni '30. E questa volta il palcoscenico non sarà quello del teatrino di Santa Lucia, bensì il prestigioso Teatro Guglielmi. Questa commedia vedrà muovere i primi passi anche di un altro grande interprete del teatro dialettale massese, Ernesto Giannotti, un giovane che avrà qui modo di mostrare le sue straordinarie capacità recitative.
E con Giannotti ha inizio una collaborazione, un vero e proprio sodalizio artistico che, oltre al ruolo recitativo, si traduce nel trasporre in vernacolo testi per lo più composti dagli amici studenti dell'Avviamento. Trattasi di piccoli sketch che i due poi rappresentano non solo nel teatrino di Santa Lucia ma anche a Castagnola, Antona, sino a Carrara, facendosi ovunque conoscere ed apprezzare, e di recita in recita, sarà così sino alla metà degli anni '50. La svolta artistica avviene nel '56 quando, unitamente a Ernesto Giannotti, Piero Farusi, Paolo Della Pina e Piero Pippo, sotto la regia di Ubaldo Bellugi,'illustre poeta e letterato, viene costituita la filodrammatica "Paolo Ferrari". Il 5 dicembre del 1956 il teatro Guglielmi vedrà la loro prima rappresentazione con "El prolico" e "La scepia", quest'ultima dello stesso Bellugi, che con questo atto unico segna, dopo tanti anni di assenza, il suo ritorno sulla scena massese. L'anno successivo, il 18 ottobre 1957, in occasione della festa della Polizia, sempre al Guglielmi, è la volta della commedia in lingua di Robert Sheriff "A casa per le sette" con Alberto nella parte del maggiore Watson e un giovane Piero Giusti in quella dell'ispettore di polizia. Seguirà, il 4 marzo 1958, sempre al Guglielmi, un'altra commedia in lingua : "Tredici a tavola" di Marc Silbert Sauvajon. Nell'aprile del '59, fresco interprete de "I morti i ne paghene le tasse", una farsa di Nicola Manzari tradotta in vernacolo da Emidio Mosti, conduce all'altare Giuliana Cherubini, la sua attuale compagna e dall'unione avrà due figli: Roberto e Barbara. Alla nascita di quest'ultima è legato un divertente episodio. La notizia colse Alberto mentre stava recitando in teatro e al termine dello spettacolo si presentò in ospedale, tra la sorpresa generale del personale medico, ancora truccato e indossando gli abiti di scena. Con "La frasca" di Pietro Barnini, rappresentata all'Astor il 19 ottobre 1959, cessa l'attività artistica della Paolo Ferrari ma Alberto e Giannotti non demordono: in veste anche di autori, unitamente all'amico Pieroni, portano sulle scene "En cà de Cecco". E' la sua opera prima. Rappresentata al Teatro Astor il 3 gennaio 1961 sarà un successo. La commedia vide l'ingresso nella compagnia di Edilio Bellé.
A questo successo della compagnia Giannotti, ne seguiranno tanti altri tra cui : il 29 maggio '62 "La quaterna de Dante" di Athos Setti, tradotta in vernacolo da Guglielmo Tassi; il 3 dicembre 1963 "El geloso" di Ugo Romagnoli di cui Alberto e Giannotti curano anche la regia e il 2 aprile 1964 "La bon'anima" di Ugo Palmerini, rappresentata al teatro Astor, li vedrà impegnati non solo nella recitazione e nella regia, ma anche nella riduzione del testo in dialetto. Nell'estate del 1964 una svolta importante: il sodalizio artistico con Giovanni Iannello, degno erede di Ferrari e Bellugi, il quale propone una sua commedia "Una famighja ruinata", tre atti che trattano di una vincita alla lotteria da parte di un modesto lavoratore dei Quercioli, al quale viene stravolta l'esistenza. Il 28 settembre dello stesso anno sarà rappresentata al teatro Astor e il successo fu straordinario. Oltre a Giannotti e Andreani si distinsero particolarmente Edilio Bellé, Fernando Petroli e Giuliana Andreazzoli. Il successo si ripeté il 21 dicembre con "Vigilia de Natalo" dello stesso Iannello, il più fecondo tra gli autori dialettali massesi (più di venti le commedie che porterà sulle scene). Il 26 aprile 1965, è la volta di "Una lettera anonima" di Ugo Palmerini. Tradotta ed elaborata da Iannello con la regia di Giannotti, vede Alberto nel ruolo di Gigin. Sull'onda di questi successi prende corpo l'idea di formare una vera e propria compagnia teatrale ed è così che sul finire del '66 nasce il Teatro Città di Massa a cui aderiscono, oltre allo stesso Andreani, Bellé, Pieroni, Tassi, Petroli, Andreazzoli ed altri. Debutto nel Teatro Astor il 14 dicembre '66 con "In te la cantina de Battì", tre atti comici con la regia di Fernando Petroli, parzialmente registrati anche dalla Rai-tv. Al Teatro Città di Massa, Alberto resterà legato per sempre. Nel corso dei 36 anni di attività non si contano i successi, riscossi anche al di là dei limiti geografici massesi. Nel dicembre del 1971 la Compagnia è infatti chiamata a partecipare a Faenza alla VIII Rassegna del teatro dialettale, con "Domine non son degno.....la tacca a se n'arvà dal legno" di Iannello e poi anche alla XVII edizione del 1981 con "Uno scherzo da preto" di Arfavelli, in entrambe riscuotendo un notevole successo. Se come regista aveva dato prova di sé, dapprima a due mani con Giannotti ne "El geloso" e "La bon'anima", e poi nel '73 da solo con "Magnare a n' ze magne, la candela a se scunzume e la nonna a ne more", con Edilio Bellé, negli anni '80/90, si cimenta anche come autore di testi e il loro primo copione sarà "Lunidì a te pagheró", tre atti comico-farseschi rappresentati al Guglielmi il 30 novembre 1988. Seguiranno, con pari successo : "El frato chjoccon", "Dó pontesi all'inferno", "1789 l'armata Cybo" e "Mighin e Faffon i maghi del Bagaghion", quasi tutte con la regia di Fernando Petroli.
Nel 2003, con Pieroni, traduce in massese la commedia di Emilio Caglieri "6x6 el mistero dela....bragaghja".A suggello della carriera, nel 1996 aveva ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'ordine "Al merito della Repubblica Italiana". Nel 2006 il commiato col suo pubblico e l'addio al palcoscenico nel ruolo di un medico ne "La furtuna con la effe maiuscola", tre atti di E. De Filippo e Curcio tradotti in dialetto da Edilio Bellè e con la regia dello stesso Andreani. Nel cassetto, due commedie inedite :"Nel 6012, la fine del principio" e "Quela sera a cena". Suo desiderio sarebbe portarle sulla scena ma gli anni pesano e la sola idea di "deludere" il suo pubblico lo frena. Ad altri dunque, il compito di afferrare il testimone e continuare a farci divertire».
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