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Zuffa col coltello ai Poggi: ancora guerra tra bande a Massa

Zuffa col coltello ai Poggi: ancora guerra tra bande a Massa

Un venticinquenne è stato ferito a una gamba: subito dimesso dall’ospedale Il ragazzo non ha saputo dire chi era l’aggressore

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MASSA. Accoltellamento ai Poggi. È successo domenica verso mezzanotte. Un ragazzo, che fa parte dei gruppi che vengono definiti bande dagli inquirenti, è finito all’ospedale ed è stato medicato per un taglio a una coscia. Le sue condizioni non erano gravi, anche se ha perso un po’ di sangue: è stato medicato e subito dimesso. L’episodio, che segue l’ennesimo avvertimento a colpi di fucile che si è consumato una settimana fa, non fa che aumentare l’apprensione per una situazione che ormai è di totale emergenza. La polizia sta seguendo gli sviluppi attentamente, anche perché l’indagine sulle sparatorie di aprile (colpi di arma da fuoco su muri e finestre di persone che fanno parte delle bande) si sta per chiudere. E non solo quella.

La zuffa si è scatenata dopo cena, ma al momento gli inquirenti non hanno ancora quantificato il numero preciso dei giovani che hanno preso parte a quella che era partita come una scazzottata. Prima gli insulti, poi le botte e alla fine il coltello. Brandito da uno di quelli che è andato ai Poggi per creare scompiglio. Forse per rispondere a un invito del nemico (ma su questo sta indagando la squadra mobile). Ad avere la peggio è stato un venticinquenne che si è trovato un taglio sulla coscia lungo una decina di centimetri. Chi lo ha colpito è fuggito, il ferito invece è andato all’ospedfale con gli amici. Interrogato dalla squadra mobile ha detto di non conoscere il nome del suo aggressore né delle persone che erano con lui. Cinque ragazzi hanno detto testimoni.

Ai Poggi la situazione è critica: la gente ha paura, sono stati mesi difficili tra spari, minacce e accoltellamenti. Qualche settimana fa il quartiere è stato messo sottosopra dai poliziotti. Un giro di vite che si è esteso anche a Castagnara. La squadra mobile, su ordine della procura, ha effettuato numerose perquisizioni nelle case dei giovani che fonti investigative collocano all'interno dei gruppi che in questi mesi hanno dato vita alla guerra tra bande. Gli uomini di Antonio Dulvi Corcione cercavano le armi, soprattutto quelle che hanno sparato in diverse occasioni a scopo di minaccia. Ma non solo: la sensazione del sostituto procuratore Alberto Dello Iacono è che ci siano pistole e fucili nascosti da qualche parte. Una sorta di santa barbara che le bande tirano fuori quando c'è bisogno.

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