Il Tirreno

Lunezia disturba la Messa e il parroco si infuria

Lunezia disturba la Messa e il parroco si infuria

Marina di Carrara, Don Ezio dall’altare: se ci fosse stata una moschea forse si avrebbe avuto più rispetto

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MARINA DI CARRARA. «È tutta una questione di rispetto: vorrei vedere se ci fosse stata una moschea al posto della chiesa se i metodi sarebbero stati gli stessi. Abbiamo avuto grossi problemi a celebrare le funzioni, un matrimonio e pure un funerale».

Parola di don Ezio Gigli. Al parroco della chiesa della Sacra Famiglia di Marina, il Premio Lunezia non deve proprio piacere e per il secondo anno consecutivo ha "sparato in esterna" la Messa coi propri altoparlanti, durante le prove pomeridiane della kermesse musicale. Una guerra a colpi di decibel, dove i salmi religiosi si sono mescolati alle chitarre elettriche della piazza, ricordando le gesta di don Camillo, quando scioglieva le campane per contrastare i comizi di Peppone.

«Abbiamo avuto un matrimonio, sabato scorso - spiega don Ezio - e veramente non si capiva nulla della cerimonia. C’è stato poi un funerale e ci siamo trovati nelle stesse condizioni: durante le prove in chiesa non si sente nulla ed è una cosa che i fedeli hanno fatto notare. Per non parlare dle palco, che arriva quasi alle scale della Chiesa: rispetto, ci vorrebbe solo un po’ più di rispetto».

E le prove generali di dialogo da parte del parroco ci sarebbero già state, anche negli anni passati.

«Abbiamo chiesto di spostare il palco dall’altra parte della piazza, ma ci è sempre stato risposto picche - continua don Ezio - E soprattutto chiediamo meno volume durante le prove, altrimenti dire messa è davvero impossibile. È un problema che solleviamo ogni anno, e ci ritroviamo sempre punto a capo. Ora ci hanno detto che la prossima edizione sarà fatta alla Caravella, questo ci fa ben sperare».

Insomma una vera e propria guerra dei decibel fra parrocchia e Lunezia e un malcontento da entrambe le parti, con le pie donne che guardavano in cagnesco i musicanti e viceversa, all'uscita dalla Messa.

Forse, per il prossimo anno, sarebbe sufficiente che il patron del Premio Lunezia Stefano De Martino e il "patron" della parrocchia Don Gigli si sedessero davanti a un caffè (o meglio, a una camomilla) per concordare assieme e in prima persona i tempi di rispetto reciproco, senza delegare la faccenda a sacrestani o organizzatori vari. A volte può essere sufficiente parlarsi direttamente per giovarne entrambi e, di conseguenza, tutta la comunità.

Intanto, archiviato il Lunezia resta sospesa la richiesta, quella per la parrocchia fondamentale, di spostare almeno il palco per metterlo meno a ridosso della chiesa della Sacra Famiglia.

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