Il Tirreno

Frigido bianco per la marmettola

di Melania Carnevali
Frigido bianco per la marmettola

Massa: tanti cittadini alle pozze provano a pulire il letto del fiume: per rimuovere i fanghi utilizzati secchiello e paletta

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MASSA. E il Frigido si colora di bianco. Come il latte, come il marmo. Di nuovo, come a ogni pioggia. È successo in questi giorni, dopo il primo acquazzone estivo che ha trasformato il corso d’acqua in un fiume di marmettola. Soprattutto a Renara, la zona più a monte e più vicina alle cave, dove il fango bianco, scarto di lavorazione del marmo, si è depositato anche nel letto del fiume e negli argini.

A lanciare l’allarme sono stati i cittadini attraverso i social network: hanno pubblicato foto, imprecato contro i concessionari di cava, chiesto la testa degli amministratori locali. Poi, domenica pomeriggio, si sono rimboccati le maniche e, armati di secchiello e paletta, hanno iniziato a ripulirlo. Gli habitué si sono dati appuntamenti nel pomeriggio e hanno ripulito le pozze di Renara. Mani e piedi immersi nella marmettola, «per permettere ai bimbi i fare il bagno», chiarisce Sabrina Baldini.

Un caso che è un déjà vù. Lo scarto di lavorazione del marmo, riversato fino agli anni Ottanta direttamente nei corsi d’acqua (prima che ci fosse una normativa in campo di rifiuti), continua infatti a finire inesorabilmente nel Frigido (come negli altri corsi d’acqua in provincia che attraversano le Apuane) a ogni pioggia. La polvere bianca, invece di essere stoccata e portata in discarica e trattata come rifiuto speciale, infatti, viene sistematicamente abbandonata nei piazzali, «senza adeguate reti di drenaggio e di scolo per gestire l’acqua piovana». A dirlo è Arpat che conferma quanto aveva già scritto nella sua ultima relazione pubblicata nel dicembre del 2014, ossia che la marmettola arriva direttamente dai ravaneti e dalle strade di arrocamento. Da qui, con la pioggia, finisce giù, nei corsi d’acqua, uccidendo al suo passaggio tutti i microrganismi. Come scrive infatti la responsabile per la provincia dell’agenzia, Gigliola Ciacchini, nella relazione dello scorso anno, la marmettola «costituisce un apporto non naturale, ha la particolarità di precipitare sul fondo dei corsi d’acqua, occlude gli interstizi presenti e impermeabilizza la superficie di scorrimento dell’acqua con effetti sull’ambiente che vanno dalla scomparsa dell’habitat per le specie animali e vegetali che popolano il fiume fino alla non alimentazione delle falde acquifere». Detto in parole povere: secca i corsi d’acqua e le specie animali spariscono, proprio come è successo alla sorgente del passo della Focalaccia: sparita, seccata, diventata un ricordo nostalgico dei vecchi alpinisti.

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Sulle conseguenze dirette sull’organismo umano, invece, domina ancora il caos, dal momento che di studi scientifici sul caso non ne sono mai stati fatti. Arpat sostiene da sempre che non ci sia pericolo per la salute, mentre altri, in particolare geologi, sostengono il contrario facendo notare che per estrarre il marmo viene utilizzato il filo diamantato, che per ogni 100 metri quadrati di taglio disperde nell’ambiente 56 grammi di legante metallico. Il quale contiene a sua volta cobalto, nichel, rame, stagno, ferro e wolframio, che si mescolano inevitabilmente alla marmettola, che finisce poi nei corsi d’acqua.

In questi giorni, dopo la segnalazione dei cittadini, il presidente della commissione comunale ambiente, Nicola Cavazzuti, di Prc, ha scritto una lettera al primo cittadino, Alessandro Volpi, e all’assessore all’ambiente, Uilian Berti, parlando di una «situazione che sta diventando sempre più insostenibile». «Come ben sapete – scrive il consigliere - ho fatto esposti all'Arpat, inviato notifiche alla provincia e al Parco, scritto sui giornali. Ma pare che non si muova foglia. Intanto le nostre acque muoiono, il Frigido si riempie di marmettola e detriti. Non bisogna essere ambientalisti per notare questo, basta essere realisti. Sui cosiddetti depositi antropici, forse discariche abusive, si è fatto un notevole passo avanti, si è finalmente avuto il coraggio di prendere coscienza di un problema che per anni è stato "sottovalutato": sull'inquinamento da marmettola e da detriti serve ora un passo verso la civiltà».

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