Attenzione
Berti: cave, le regole sono da rifare
Sugli agri marmiferi tecnici al lavoro sull’interpretazione delle norme
MASSA. «Conosciamo bene il problema, che ormai è annoso. Negli ultimi anni è aumentato perché sono cambiate le tecniche di estrazione del marmo ed è un problema che affronteremo con la stesura del regolamento degli agri marmiferi». A parlare, sulla vicenda delle acque del Frigido diventate bianche, è il vicesindaco e assessore all’ambiente Uilian Berti, sollecitato (insieme al primo cittadino, Alessandro Volpi) dal consigliere di maggioranza, Nicola Cavazzuti, a prendere provvedimenti. Non facili, secondo l’amministratore. «Non è facile capire da dove arrivi la marmettola e nemmeno come intervenire, perché in campo di agri marmiferi le competenze sono svariate – fa sapere Berti - Se una cava è dentro il Parco, ad esempio, sta all’ente fare i controlli. Se è fuori a noi. Sta di fatto che siamo al lavoro per capire come, durante la stesura della normativa, creare un percorso unitario fra i vari enti e regole più stringenti per i concessionari di cava. Anche se le regole già ci sono e la maggior parte dei concessionari le rispettano».
Diverso il parere di Arpat la quale, ad aprile, ha pubblicato un report che riassume le attività dell’agenzia alle cave. Scartabellando il resoconto si legge (il Tirreno ne aveva già parlato) che solo in 5 cave, delle 16 controllate, non sono state rilevate irregolarità di competenza dell'agenzia («in un caso di questi – scrive però l’agenzia - sono stati segnalati al Comune problemi in merito alle comunicazioni in deroga per l'inquinamento acustico per l'utilizzo di esplosivi»); in cinque è stata accertata la «non corretta gestione del registro di carico e scarico dei rifiuti», e in sette, «irregolarità sempre nella gestione dei rifiuti (smaltimento marmettola, smaltimento fanghi, abbandono rifiuti in aree limitrofe, utilizzo di trasportatori non autorizzati per lo smaltimento dei rifiuti)».
Problematiche che, appunto, secondo l’amministrazione comunale dovrebbero essere risolte, almeno in parte, con il regolamento degli agri marmiferi. Che tuttavia sembra essere in alto mare. Dalla pubblicazione del Testo unico sulle cave della Regione, i Comuni avevano a disposizione 180 giorni per dotarsi di un regolamento. Ne sono passati cinque e nessun Comune apuano ne ha ancora uno; alcuni nemmeno una bozza. «La normativa regionale – fa sapere Berti – in alcuni parte è poco chiara e si contraddice. Ad esempio si legge che i Comuni hanno sei mesi di tempo per dotarsi di un regolamento e che però, nel caso non lo facessero, lo scriverebbe la Regione nell’arco di un anno e mezzo. Quindi rimarrebbe un vuoto normativo di oltre un anno. In ogni caso, stiamo lavorando insieme al Comune di Carrara».
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