Sicurezza
Qui i superstiti del barcone affondato
L’Arci: «Preoccupano i tempi lunghi che gli immigrati devono attendere per vedere definita la propria posizione»
MASSA CARRARA. Un flusso umano continuo, mai interrotto, quello dei profughi nel territorio. Nei prossimi giorni arriveranno infatti altri migranti: saranno una decina e, probabilmente (la prefettura non dà ancora dettagli), saranno alcuni dei superstiti del barcone che è affondato giovedì scorso al largo delle coste libiche e in cui hanno perso la vita quaranta persone, di cui diversi minorenni. «Nelle ultime settimane – spiega infatti il capo di gabinetto della prefettura, Francesco Montemarano – stiamo accogliendo migranti provenienti soprattutto da Agrigento e da Augusta, in provincia di Siracusa».
Proprio dove sono sbarcati, con la nave militare, i 283 profughi sopravvissuti all’ennesima tragedia. Vengono da Somalia, Eritrea, ma anche dal Benin e Mali. Tra loro ci sono anche diversi bambini. Una volta arrivati in provincia verranno ospitati a Villa Serena, a Marina di Massa, struttura appena ristrutturata dopo l’incendio che è divampato lo scorso anno e che verrà gestita dalla cooperativa sociale Compass, l’ultima a cui la prefettura ha affidato il servizio di accoglienza stranieri. Dai primi mesi dello scorso anno, infatti, le modalità di fare accoglienza nel territorio nazionale sono cambiate: il governo ha affidato alle prefetture il compito di individuare le strutture idonee in cui poter ospitare i richiedenti asilo attraverso gare che prevedano, oltre all’offerta di posti letto e pasti, anche altri servizi che aumentano il punteggio in graduatoria. Anche i privati, con le loro abitazioni, possono partecipare alle gare. E in tutto questo i Comuni hanno poca, praticamente nessuna, voce in capitolo, nonostante il sistema di accoglienza da loro gestito (il progetto Sprar) dovrebbe essere il sistema principale in Italia, nonché quello più efficace. Per quanto riguarda la nostra provincia, la prefettura, non riuscendo a reperire tutti i posti letti necessari, ha prorogato le prime convenzioni stipulate con le associazioni del territorio, come Arci e Caritas. Attualmente le strutture che ospitano migranti sono, oltre a Villa Serena, il camping Edera in Partaccia, la rsa Michelangelo ad Aulla, il seminario vescovile di Pontremoli e quello di Bonascola, il B&b Villa Gelsomino e il B&b Casa Gialla, entrambi a Montignoso, l’agriturismo Cà del Moreto a Fosdinovo, l’agriturismo La Cerreta a Villafranca in Lunigiana, svariati appartamenti fra Licciana Nardi, Carrara, Massa e due case famiglia per i minori.
«Strutture insufficienti – fa sapere Montemarano – per assorbire il flusso di migranti, a maggior ragione perché nelle ultime settimane è aumentato. Ne arrivano circa quindici a settimana».
«Il problema dell'accoglienza in Italia non è nei numeri, con gli arrivi del 2015 in linea con quelli 2014. – fa sapere Matteo Bartolini, presidente dell’Arci Massa Carrara - Non c'è nessuna emergenza neppure in provincia grazie anche al prefetto che ha evitato, salvo qualche eccezione, grandi concentrazioni di persone. Quello che mette in crisi il sistema sono i tempi lunghissimi che devono aspettare gli immigrati prima di veder definita la loro situazione giuridica. Passa anche un anno prima che l'iter per il permesso inizi, in alcuni casi. E l'altro grande limite dell'accoglienza all'italiana è dato dalla mancanza di un piano in cui siano i sindaci e non la prefettura a fare la politica dell'accoglienza che, proprio perché i numeri non sono ingestibili, non può essere solo una politica dei posti letto. E' quello che stiamo chiedendo come Arci privilegiando piccole strutture e attività di integrazione nei territori. Senza dimenticare che se non cambiano le norme europee, come vediamo a Ventimiglia, ha in generale poco senso parlare di accoglienza in Europa».
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