Proteste
Morìa di pesci alla foce del Lavello
Massa, decine di carcasse galleggiano fra rifiuti e alghe. Niente allarme ambientale: il fenomeno sarebbe dovuto alla scarsità di ossigeno
MASSA. Galleggiano a pancia in su nell’acqua scura e quasi ferma. Morti. Sono pesci di piccole dimensioni, anche se qualcuno di essi raggiunge i dieci-quindici centimetri. Sono decine, forse centinaia; galleggiano tra alghe e rifiuti di ogni genere, di plastica in particolare: bottiglie, piccole taniche, sacchetti, contenitori vari. Sulle sponde del torrente anche altri piccole discariche di rifiuti, tra terra e acqua. E tra germani che nidificano e ratti grossi come gatti che frusciano tra i canneti. Questa è la foce del Lavello, al confine tra Carrara e Massa, in piena stagione estiva.
Qui, anzi a poche decine di metri da qui, lo scorso 13 luglio, le analisi dell’Arpat evidenziarono nelle acque davanti ai campeggi una presenza anomala di colibatteri Escherichia coli: un picco ben oltre i limiti di legge che portò all’emanazione del divieto di balneazione su tutto il fronte di spiaggia vicino. Ventitrè gli stabilimenti coinvolti, con connessa rabbia degli operatori turistici, arrabbiatura dei turisti, grande preoccupazione di amministratori e politici per il danno di immagine provocato al turismo balneare apuano.
Ma la moria di pesciolini alla foce del Lavello di questi ultimi giorni non sembra allarmare più di tanto. Si tratta di un fenomeno legato al clima e non alla presenza di sostanze inquinanti. Lo dicono i controlli dell’Arpat effettuati quasi giornalmente – assieme ai tecnici di Gaia Spa che poco più a monte gestisce i depuratori ex Cersam che ripuliscono le acque fognarie di tutta Massa – nelle acque del Lavello; lo confermano i tecnici del Comune. Trattasi cioè di una piccola ecatombe dovuta alla scarsa ossigenazione delle acque alla foce del fiumetto, ridotto dalla mancanza di piogge (fino a ieri) a una ventina di centimetri di livello, accompagnata da una crescita eccezionale della vegetazione acquatica. Il tutto dovuto alle elevate temperature di queste settimane. Da escludere, invece, che i pesci siano stati uccisi da sostanze chimiche presenti nelle acque.
Insomma, nessun allarme inquinamento, tantomeno per le spiagge vicine, come del resto attestano gli ultimi campionamenti dell’Arpat – quelli dopo il divieto di balneazione – dai quali si rileva una presenza minima di colibatteri.
Resta tuttavia il fatto che, a due passi dalla zona a più alta densità turistica del litorale apuano – quella dei campeggi –, la foce del Lavello sia in condizioni diciamo non ottimali, con rifiuti e carcasse di pesci sulle acque.
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