Il Tirreno

Il rischio idraulico congela gli interventi anche nel centro

di Manuela D’Angelo
Il rischio idraulico congela gli interventi anche nel centro

Frazionamenti e ampliamenti resteranno sulla carta fino a quando non si toglierà la pericolosità

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MASSA. All’interno del nuovo Regolamento urbanistico c’è un intero capitolo che si occupa della sicurezza idrogeologica. Questo perché, dopo le ultime alluvioni che hanno flagellato il territorio, dai monti al mare, è stato necessario adottare nuove carte del rischio, che ponessero limiti e vincoli alla pianificazione urbanistica, con l’obiettivo di una maggiore sicurezza per i cittadini.

Analizzare le carte, come detto più volte, è possibile anche dal sito del comune di Massa, nell’area della “trasparenza amministrava” ed è fondamentale, per ogni cittadino, al fine di capire se la propria abitazione insiste su una delle aree PFME (pericolosità frane molto elevata), PFE (pericolosità frane elevata), PIME (pericolosità idraulica molto elevata) e PIE (pericolosità idraulica elevata). In queste aree anche piantare un paletto in giardino potrebbe diventare problematico e, purtroppo, sono molto numerose, in base anche allo studio Settesoldi, che in molti definiscono piuttosto rigido.

Aree alta pericolosità.

Si tratta di buona parte della montagna massese, da Canevara a Pariana, S. Carlo, e in pratica tutto il versante del monte Belvedere. Qui il rischio frane è elevato e molto elevato, per cui non sarà ammessa nessuna nuova costruzione. Sarà possibile, però, intervenire sui volumi già esistenti. In area a rischio frane molto elevato non è permesso neanche il frazionamento dell’esistente (cioè dividere casa aumentando il carico urbanistico), ma sono possibili soltanto le ristrutturazioni e la manutenzione ordinaria, con ampliamenti esclusivamente ad uso igienico-sanitario.

Nelle aree PIE, invece, oltre alla ristrutturazione, sono permesse anche la demolizione e la ricostruzione, con ampliamento, ma soltanto presentando uno studio in grado di fornire maggiori garanzie geo- morfologiche.

In pratica, in questi territori, il comune si trova di fronte a case molto vecchie, anni 50 e 60, per molti aspetti non più a norma, ma anche oggetto di condoni, quinti a tutti gli effetti lecite. Il comune, dunque, concede la possibilità di ricostruire con minimo ampliamento, ma chiede che la nuova abitazione sia più sicura e a norma, rispetto ai rischi delle zone di montagna. In queste zone PFME e PFE non è stato introdotto il principio della delocalizzazione. I tecnici hanno dibattuto e, va detto, i pareri erano discordi, ma alla fine la linea adottata è stata quella meno morbida. In pratica si è voluto evitare, in maniera molto generale, di dare la possibilità a costruire, su un terreno così fragile.

Aree esonsabili. Spostandoci sull’area di costa, le carte mostrano interi quartieri colorati di blu scuro e azzurro: sono rispettivamente le aree a rischio idraulico molto elevato e quelle a rischio elevato. La pericolosità è data dalla presenza di fiumi, torrenti e canali, una fitta rete fluviale, che ad oggi ancora non è in sicurezza, perché oggetto di finanziamenti regionali post alluvione, non ancora tutti stanziati e che hanno prodotto l’apertura di decine di cantieri, non ancora terminati. In area PIME, naturalmente, non è prevista nuova edificazione; non è possibile, inoltre, alcun frazionamento dei volumi esistenti, ma soltanto manutenzione straordinaria.

Impossibile anche l’ampliamento e inoltre non è ammesso nessun cambio di destinazione d’uso che, in qualche modo, preveda il pernottamento e aumenti il carico urbanistico. Nelle aree PIE, dove il rischio è minore, sono permessi interventi anche di demolizione e ricostruzione, ma previo studio idraulico, basato sulle attuali norme tecnico- geografiche. Il frazionamento, in queste aree, è permesso ma soltanto se il battente idrico, ovvero l’altezza dell’acqua ipotizzata e prevista in caso di allagamento, non supera i 20 cm e una velocità dell’acqua di 0,5 metri al secondo. In pratica, dalle tabelle dello studio Settesoldi, ogni abitazione in area PIE è stata classificata in base al battente idrico, misurando i centimetri di acqua previsti in caso di allagamento. Per poter frazionare casa è necessario che questo dato stia sotto i 20 cm. Si pensi che, per fare solo qualche esempio, nell’area attorno al Frigido, dove insistono aree PIME e PIE, alcune case, dallo studio, raggiungono un battente idrico anche di 1 metro e mezzo. Pime anche in centro. Va detto, infine, che esistono aree Pime anche lontano dalla costa e dai fiumi, ad esempio nel centro storico di Massa. La zona che va da Largo Matteotti ( ex piazza Corriere) a piazza Liberazione, è un’area Pime, pericolosità idraulica molto elevata, a causa del canale Bocchetta, che passa sotto piazza Aranci e che, nonostante sia chiuso, produce pericolosità. Ebbene: anche qui, per moltissimi residenti, perché l’area è densamente popolata, sarà impossibile qualsiasi intervento urbanistico, che non sia la manutenzione ordinaria. Eppure il rischio allagamento, dovuto alla presenza di quel canale, è minima. L’introduzione di quell’area in zona Pime è una delle spine nel fianco del regolamento.

Area Frigido. Il fiume frigido è quello che crea la maggiore pericolosità per gli abitati circostanti. La sua messa in sicurezza costerà 6 milioni di euro circa di soldi pubblici. Il comune di Massa, però, pur sapendo che si tratterà di interventi decennali, ha voluto inserire e definire nel R.U le aree di pertinenza fluviale, quelle cioè che un giorno dovranno essere restituite al fiume Frigido. Nel regolamento si parla di una fascia che dovrà diventare un parco fluviale, da cui dovranno sparire tutte le costruzioni esistenti. Si tratta per lo più di segherie, ex segherie, ma anche palazzine storiche, che il comune cercherà negli anni ( parecchi) di de localizzare. Naturalmente qui non è incentivata alcuna nuova costruzione, anzi, si legge nel R.U che sono permesse soltanto le demolizioni e le ristrutturazioni con l’obiettivo dell’aumento sicurezza idraulica.

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