Il Tirreno

CANTIERE E ACCORDI

Consiglio compatto su un tavolo a Roma

CARRARA. «Il consiglio comunale, nello stigmatizzare l’atteggiamento dell’azienda verso i lavoratori tenuti inoperosi e confinati in un luogo non idoneo, chiedendo che questa situazione venga...

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CARRARA. «Il consiglio comunale, nello stigmatizzare l’atteggiamento dell’azienda verso i lavoratori tenuti inoperosi e confinati in un luogo non idoneo, chiedendo che questa situazione venga immediatamente rimossa, impegna il Sindaco e il presidente della Regione a richiedere nel più breve tempo possibile un tavolo istituzionale nazionale con l’intento di ottenere dall’azienda il pieno rispetto degli accordi siglati nel dicembre 2012»: è questo il messaggio che ha lanciato mercoledì sera in modo compatto il consiglio comunale nel corso della seduta straordinaria dedicata alla vertenza Nca. La richiesta è stata inserita in un ordine del giorno presentato da Fabrizio Giromella (Sel –Sorridi Carrara) in qualità di presidente della commissione attività produttive e approvato all’unanimità.

La posizione su cui sono assestate le forze politiche è chiara: la proprietà deve rispettare gli impegni contenuti nell’accordo di programma, anche e soprattutto sui livelli occupazionali che riguardano 105 dipendenti. Bocciata dunque l’ipotesi della mobilità ventilata dall’azienda di Giovanni Costantino per 20 dei 40 lavoratori ancora non reinseriti nel ciclo produttivo e a tutt’oggi “relegati” in un capannone del gruppo a Massa. E proprio la gestione dei “40” è emerso come un punto dirimente della vertenza: «Le regole di ingaggio che hanno permesso a questo imprenditore di entrare in possesso del Cantiere erano chiare e riguardavano anche i livelli occupazionali. Con numeri più bassi forse ci sarebbero state anche altre offerte» ha sottolineato il sindaco Zubbani, lasciando intendere che sulla permanenza in fabbrica dei 105 lavoratori non si può assolutamente trattare. Dal primo cittadino, la parola è passata ai rappresentanti dei lavoratori e dei sindacati: secondo Giulio Marchi, ex Rsu Fiom-Cgil, «le concessioni trentennali per l’utilizzo del bacino potrebbero essere uno strumento di persuasione in grado di fare leva sulla proprietà» mentre per Paolo Gozzani, segretario Cgil, le parti sociali «non riprenderanno la trattativa fino a quando la proprietà non dimostrerà un atteggiamento dignitoso nei rapporti con i lavoratori». Giancarlo Leorin, segretario Uilm-Uil ha chiesto di vincolare le concessioni al rispetto degli impegni sui livelli occupazionali, ricordando la vicenda dei due lavoratori licenziati, reintegrati con una sentenza del tribunale del lavoro e non ancora rientrati in fabbrica. Durissima anche Luisa Pietrini, segretario di Fiom-Cgil, che ha sollevato lo spettro di una «Costantinopoli, dove gli imprenditori spadroneggiano senza rispettare gli impegni». Su queste posizioni, se pur con qualche sfumatura, si sono allineati tutti gli esponenti delle forze politiche che per la prima volta, dopo tante sedute segnate da polemiche e divisioni, si sono espressi all’unanimità, approvando “senza se e senza ma” l’ordine del giorno con la richiesta di un incontro al ministero dello Sviluppo. (c.ch)

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