Il dolore
Soffia il vento di Mama Africa
Parte domenica a Villafranca il festival popolare fatto anche di concerti, dibattiti, danza, laboratori per i bambini
VILLAFRANCA. Cogliere il cambiamento culturale, politico e sociale dell'Africa e raccontarlo. Cogliere il cambiamento della società europea nei confronti delle migrazioni e, anche questo, raccontarlo. Attraverso però forme di comunicazione diverse, che acchiappino i giovani e lascino il segno, come musica, danza, laboratori per i più piccoli e allegria. È Mama Africa, il meeting culturale dedicato al continente nero che prenderà vita dal 26 luglio al 2 agosto al parco discoteca il Nido di Filetto, a Villafranca in Lunigiana, e che quest'anno festeggia i suoi primi dieci anni di vita. Nonostante i finanziamenti, che non ci sono. Questo evento «costa quasi 150mila euro – spiega Cico Rossi, al secolo Francesco Rossi, uno dei direttori artistici e tra gli ideatori del meeting – ma, a parte un solo anno in cui abbiamo ricevuto i finanziamenti della Regione e altri piccoli finanziamenti che ci arrivavano da Lunatica, siamo sempre andati avanti grazie all'aiuto dei volontari, dei corsi che offriamo e del bar».
Mama Africa vince quindi una doppia sfida: quella di resistere con il solo autofinanziamento e quella di potenziarsi. Nato nel 2005 come festival di un piccolo Arci della Lunigiana è diventato negli anni («in maniera inaspettata e dovendo continuamente ripensarsi», chiarisce il presidente dell'Arci provinciale, Matteo Bartolini) uno degli appuntamenti più importanti in Europa tra gli artisti della cultura musicale dell'Africa occidentale«luogo in cui nasce – spiega Bartolini – e si sviluppa il confronto sui temi dell'innovazione musicale e la riflessione sui cambiamenti della “società artistica” nel contesto “occidentale”». Il tema di quest'anno sarà proprio il cambiamento «sia quello di Mama Africa, che da un sogno di pochi è diventato un meeting europeo», dice il presidente dell'Arci, sia quello dell'intera comunità africana e del suo rapporto con quella europea, perché«è cambiato il modo di fare accoglienza in Italia– spiega Bartolini – e non dipende solo dall'Unione Europea».
Come sempre prenderanno vita concerti, spettacoli teatrali, corsi, dibattiti, laboratori, proiezioni di film: tutto a tema Africa. Il meeting partirà quindi domenica 26 luglio alle 18 con la classica parata di apertura nel borgo di Filetto e il concerto dei Mozat in piazza Immacolata. Il lunedì gli artisti di Mama Africa, coordinati da Cico Rossi e da Pape Diaw, storico esponente della comunità senegalese in Italia, terranno un'assemblea per «raccontarsi e progettare il cambiamento». Mercoledì 29 si terrà un altro dibattito importante su “L'Africa occidentale e le sfide del cambiamento” a cui parteciperanno giornalisti esperti del continente nero come Raffaele Masto, corrispondente dall'Africa di Radio Popolare e Luciano Scalettari, giornalista di Atlante delle guerre e dei conflitti e Famiglia Cristiana, Gianluca Mengozzi, presidente Arci Toscona e Balde Abdourhmane, attivista della ong Guinea Conakry. E a seguire la festa Mikabori con musica dal Burkina Faso. Altro dibattito il 31 luglio sull'accoglienza dei migranti in Europa a cui parteciperanno Francesca Chiavacci, presidente nazionale dell'Arci, il senatore Claudio Martini, e Kurosh Danesh, responsabile nazionale immigrazione Cgil. E anche qui, la sera, ancora musica con “Wa Fowe”, un incontro musicale tra Africa e Europa e “Wali” il nuovo album di Sory Diabate. Che il cambiamento, o il movimento, ci sia anche nella scelta musicale lo dimostra poi l'apertura all'hip hop con workshop, show, battle e jam«nell'intento non facile– fa sapere Cico Rossi - di creare condivisione e confronto fra artisti e ospiti del festival».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
