La manifestazione
Niente sagra, la Caritas rischia di chiudere
Bilancio in rosso perché la festa che si tiene ogni anno riempiva le casse. L’sos dei responsabili
MASSA. La Caritas di Massa rischia di chiudere entro fine anno. La mancanza di fondi e il raddoppiarsi delle richieste di aiuto, da parte degli stranieri ma soprattutto degli italiani che hanno perso il lavoro negli ultimi anni, hanno messo in ginocchio l'ente ecclesiastico in Cervara. Sono ben cinquantacinque i pasti completi che ogni giorno all'ora di pranzo vengono offerti alle persone che ne hanno bisogno e più di cinquanta i pacchi di alimenti di prima necessità, che mensilmente, vengono donate alle famiglie massesi che ne fanno richiesta. La crisi economica che sembra non finire mai, la chiusura di molti esercizi commerciali e delle industrie e, i giovani che non riescono a trovare lavoro, non hanno fatto altro che aggravare in maniera ormai insostenibile la richiesta, anche solo di un pranzo o di una cena, persino tra i cittadini di Massa. “I nuovi poveri”, così sono state definite le persone che a causa della perdita della propria occupazione non sono più in grado di vivere in maniera dignitosa, che si recano giornalmente alla Caritas, per la vergogna di essere riconosciuti da qualche conoscente, spesso nascondono il cibo dentro la borsa o addirittura si coprono con cappelli e sciarpe per passare inosservati.
Alle dieci della mattina sono già più di venti, incluse le donne con i bambini piccoli perfino in fasce, che aspettano l'ora del pranzo per assicurarsi un piatto caldo. «Siamo al collasso, non ce la facciamo più a sostenere tutte le richieste di aiuto che ci arrivano in continuazione, c'è gente che viene a mangiare qua col treno da Pisa e da Viareggio. Giornalmente noi diamo un pasto, completo dal primo alla frutta, a più di cinquanta persone. Il problema che sono raddoppiati i bisognosi e sono sopratutto tra la gente di Massa. L'amministrazione non ci aiuta e neppure la provincia, noi sopravviviamo solo con i finanziamenti che ci arrivano dal cinque per mille, con le donazioni che ci fanno dei privati e con la sagra del cinghiale che però da quest'anno non possiamo più fare perché il comune, per problemi burocratici, ce lo ha impedito», dichiara Enzo Pucci corresponsabile della Caritas in Cervara.
La sagra del cinghiale che si teneva annualmente gli ultimi dieci giorni del mese di luglio, per problemi di abuso edilizio non potrà infatti prendere il via, infliggendo così un durissimo colpo alle entrate della Caritas, che con il ricavato riusciva a sostenere le spese per acquistare il cibo durante tutto l'anno. «Siamo pronti a pagare anche una sanatoria, abbiamo parlato già con il sindaco Alessandro Volpi, ma non si trova una soluzione al problema e se non ci viene ridata la possibilità di rifare la sagra, noi a dicembre saremo costretti a chiudere perché i nostri conti sono ormai tutti in rosso», sostiene Aristodemo Raffo responsabile del servizio mensa.
Sara Lavorini
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