La manifestazione
«L’uccisione della mamma deve avere un colpevole»
Marina Palma si oppone all’archiviazione del delitto della madre Marisa Marchi dopo 28 mesi gli inquirenti non hanno trovato chi trucidò barbaramente la donna
CASTELNUOVO MAGRA. «Mia madre è stata uccisa 28 mesi fa e, dal giorno del delitto, ne dovettero passare 8 prima di poter celebrare i suoi funerali, dato che il corpo è rimasto a disposizione degli inquirenti per le indagini. Adesso mi sento proporre l’archiviazione del caso da parte della Procura della Spezia, ma io e i miei figli diciamo no. È nostro diritto sapere chi ha barbaramente ammazzato la mia povera mamma».
Marina Palma è affranta. Da qul maledetto 14 marzo di due anni fa, la sua vita è cambiata. È stata lei ha trovare il corpo ormai senza vita di Marisa Morchi, la 77enne che abitava sola in una casetta a pianterreno in via Palvotrisia. È stata lei a chiedere l’inutile aiuto del 118. Lei ha sostenuto la procedura delle lunghe indagini alle quali hanno anche partecipato i Ris di Parma, giunti a più riprese nella casetta degli orrori. È stata Marina a recarsi in tv per invocare giustizia, per ribadire che quel colpevole deve essere trovato.
Quasi avesse saputo come sarebbero finite le indagini.
«Venerdì prossimo, assieme al mio nuovo avvocato, Francesco Cristiani, del Foro di Napoli, andrò in Procura e lì ribadirò che non si può lasciare impunito un delitto così atroce» assicura Marina Palma.
Marisa Morchi venne barbaramente uccisa il 14 marzo del 2013, nella propria casa di via Palvotrisia. Sono infatti trascorsi 28 mesi da quella giornata di inizio primavera quando il gelo avvolse tutta la Val di Magra: un gelo non dovuto a un capriccio del clima, bensì al fatto che una donna di 77 anni, ancora vigorosa e con tanta voglia di vivere, venne massacrata in pieno giorno mentre si trovava all’interno della propria casa dove abitava da sola. Nessuno pare si fosse accorto di nulla, nessuno udì le grida di dolore e di terrore che certamente la poveretta lanciò prima che il suo aguzzino le tolse la vita, prima colpendola più volte con un oggetto contundente per poi infierire sul corpo.
Infatti Marisa Morchi venne trovata con una mano mozzata.
È stata la stessa figlia, allarmata del suo ritardo dato che l’attendeva per il pranzo nella propria abitazione poco distante da quella del massacro, in via Aurelia, a trovarla così: senza vita, coperta di sangue e con il corpo straziato. La casa del delitto venne posta sotto sequestro; i carabinieri chiesero l’ausilio del Ris di Parma, sceso più volte in Val di Magra per prelevare elementi utili alle indagini. Venne anche istituito un servizio di vigilanza continua dopo che ignoti violarono i sigilli nei giorni successivi all’omicidio.
E da allora iniziò l’attesa per Marina e la sua famiglia, prima per poter celebrare i funerali e poi per sapere cosa avvenne in quella casetta e, principalmente, chi uccise la poveretta per poi infierire sul suo corpo, trovato vicino alla porta d’ingresso.
«Adesso la mamma potrà riposare in pace» disse Marina dopo le esequie celebrate in forma strettamente privata.
«La mamma aveva sempre detto che, ai suoi funerali, dovevamo partecipare soltanto i miei figli e io - sotolineò Marina - quasi immaginasse il clamore che la sua scomparsa avrebbe provocato. E perciò abbiamo esaudito quella che è stata la sua volontà».
Fabrizio Palagi
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