Il Tirreno

Duplice delitto, uno psichiatra per Mazzi

Duplice delitto, uno psichiatra per Mazzi

Lo specialista Moretti si è preso sessanta giorni di tempo per stabilire se è tutta colpa di un raptus

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MASSA. Ha giurato il medico psichiatra che dovrà effettuare la perizia su Andrea Mazzi, il ragazzo accusato di aver ucciso Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria la notte di Natale del 2013. Compito di Leonardo Moretti, docente dell’università di Genova, stabilire se nel duplice delitto c’entrra in qualche modo lo stato di salute dell’imputato. Moretti si è preso sessanta giorni di tempo per dare il suo responso e il presidente del collegio della corte di assise Giovanni Sgambati ha fissato la prossima udienza il 25 settembre. In gioco ci sono le attenuanti generiche per Mazzi, che se riconosciute gli potrebbero valere un forte sconto di pena. Non più ergastolo, quindi. E qui prende corpo la strategia difensiva degli avvocati Enzo Frediani ed Elena Tongiani: con un rito abbreviato non avrebbero mai potuto avere questa possibilità.

La perizia super partes servirà a stabilire se il giovane quella notte era in pieno possesso della facoltà di intendere e di volere. Compito del professor Moretti sarà principalmente quello valutare se le ipotesi avanzate dai consulenti della difesa – cioè che Mazzi abbia una personalità disturbata, caratterizzata da un disturbo esplosivo, tale da fargli avere reazioni violente, ma occasionali, nettamente sproporzionate rispertto alla realtà. In altre parole: il ragazzo ha accoltellato a morte Fruzzetti e Baria perchè in quel momento “non c’era con la testa”, era assolutamente fuori di sè. Se il professionista traccerà un quadro che avvalora questa ipotesi e consegnerà ai giurati una perizia che “attesta” la parziale incapacità di intendere e di volere dell’imputato, ebbene questo sarà un fatto che peserà sul giudizio finale. Vero, tuttavia, che la sua analisi potrebbe portare a risultati diversi, a riconoscere cioè che l’omicida fosse in realtà consapevole e cosciente della sua azione. E in quel caso, la difesa avrebbe senz’altor un’arma in meno.

Il pubblico ministero Rossella Soffio si era opposta alla ammissisone di questa nuova fonte di prova. Sostenendo che non c’erano i presupposti per chiedere a un esperto se Mazzi fosse quella notte nel pieno delle sue facoltà psichiche, visto che, a suo avviso il quadro emerso mostra l’azione di un omicida che “voleva” uccidere. Le parti civili si erano associate al no dell’accusa. Ma Sgambati e la corte hanno voluto approfondire il punto.

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