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Da Michelangelo ai fumetti: la pietà di Fabre
Torna a far parlare di sè l’opera dell’artista fiammingo scolpita a Carrara, in marmo statuario
CARRARA. La Pietà di Jan Fabre, realizzata a Carrara nel 2011, continua a far parlare di sé. In occasione della consegna a Fabre del “Premio Cave Michelangelo”, il “Corriere Fiorentino” ha pubblicato un intervista rilasciata ad Edoardo Semmola in cui l’artista fiammingo ritorna sull’opera, intitolata “Sogno compassionevole”, scolpita negli Studi Michelangelo di Franco Barattini in marmo statuario Polvaccio, lo stesso della Pietà di Michelangelo ed esposta quattro anni fa nella Nuova Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia a Venezia, come parte di un’istallazione più complessa, in occasione di “Pietas”, mostra collaterale della 54ª Biennale di Arti Visive.
Si tratta di una scultura definita da alcuni “blasfema”, in cui Fabre - artista poliedrico, noto per la cura quasi maniacale dei suoi lavori e per i suoi spettacoli di danza e teatrali - fornisce una rilettura della Pietà di Michelangelo, dove il volto della Madonna è un teschio che, anziché stringere tra le braccia il Cristo morto, sorregge lo stesso autore, in abito da sera, in fase di avanzata decomposizione e mentre tiene in mano un cervello. Secondo Fabre, però, essa «non è così estrema. Di dipinti in cui la madonna è raffigurata con un volto simile ne ho trovati tanti sia nella tradizione fiamminga sia in quella italiana». In realtà l’opera appare più ispirata ad un prodotto tipico della cultura popolare: il fumetto. Già, perché “Sogno compassionevole” ricorda molto l’illustrazione di copertina di un albo di supereroi pubblicato in Usa oltre 30 anni fa dalla Marvel Comics, la casa editrice cui appartengono i diritti di autentiche icone della cultura pop quali Spider-Man, Hulk, Avengers ed Iron Man, in cui è visibile una scena che graficamente richiama la Pietà michelangiolesca, raffigurando, già allora, Maria con il volto di un teschio. Stiamo parlando de “La morte di Capitan Marvel”, scritto e disegnato dal fumettista e romanziere Jim Starlin nel 1982, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1990 dalla casa editrice Play Press. In quella storia Starlin, vincitore per le sue opere a fumetti di importanti premi come lo Shazam, l’Eagle e l’Haxtur, raccontava la morte per cancro di Capitan Marvel.
Ad ispirare il fumettista statunitense fu il fatto che suo padre in quel periodo era malato di cancro. Dopo il lutto Starlin, formatosi in ambiente cattolico, decise che il suo eroe avrebbe dovuto morire allo stesso modo, in un volume speciale che egli reputa ancora oggi il suo lavoro migliore. E il desiderio di onorare il dolore del lutto famigliare, lontano da qualsiasi intento blasfemo, animerebbe anche l’opera di Fabre: «Ho voluto omaggiare il dolore di ogni madre -racconta l’artista - Chiamano blasfemia la volontà di andare all’assenza filosofica della questione religiosa, sfondandone i confini. Sfondare i confini è sempre un bene: per creare un nuovo modello estetico di qualsiasi cosa, anche del Cristo, occorre partire dall’originale. Far incontrare l’arte contemporanea con quella del passato è sempre una buona idea. Porta ispirazione».
David Chiappuella
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