Gioco
Marmisti tirate fuori i soldi e Carrara avrà la sua fonderia
«Se ce ne fosse una, scultori come Vangi starebbero qui, non a Pietrasanta»
di GIOVANNA MEZZANA
È (quasi) sulla soglia dei cinquant’anni, il suo lavoro gli ha dato soddisfazioni, ma Giorgio Andrei, scultore carrarese, si sente tutt’altro che arrivato. Di lui colpisce la gran voglia di fare e di mettersi in gioco. Anche in discussione. Ha lavorato con Grandi Maestri – basta nominare Giuliano Vangi – e ora cerca la sua cifra. Ce l’hanno senza dubbio le sue figure di donna scolpite nel marmo di Carrara che sembrano riccioli di fanciulla o elastici tenuti a lungo arrotolati e poi “liberati” d’improvviso: La Nuotatrice, La Disperazione, La Prepotenza… Per ammirarle si può visitare il fondo di via Verdi 15 C, che fa parte del circuito Parkour. L'arte in movimento: fondi sfitti che il Comune ha messo gratuitamente a disposizione di artisti. Andrei è orgoglioso che uno di questi fondi sia “toccato” a lui. Nulla è mai scontato, nessun riconoscimento è mai dovuto: la lezione dei Grandi Maestri non è forse anche questa?
Lei non ha studiato all’Accademia ma ha cominciato giovanissimo a scolpire…
«Mi sono diplomato alla Scuola del Marmo. Lavoravo da Giovanni Gozzani, in un piccolo studio in viale della Stazione a Massa, e mi stavo per iscrivere all’Accademia quando passò di lì Vito Tongiani e mi disse: “Vieni a Parigi con me?”. Pensai: “Se vado a Parigi con Vito imparo più di quanto imparerei se mi iscrivessi all’Accademia”».
E cosa fece?
«Partii per Parigi con Tongiani».
Fu contento della scelta?
«Oh sì: Gozzani e Tongiani sono stati i miei Maestri».
Ci racconta il periodo parigino?
«Tra il ’90 e il ’95 realizzammo cinque grandi sculture in bronzo che sono allo stadio Roland Garros di Parigi; i bozzetti erano di Vito. Si faceva qua e là: Parigi-Massa Carrara. In quegli anni Vito abitava a Bergiola Maggiore ed è lì che realizzammo la camera da letto di Gianni Agnelli».
Una camera da letto per Gianni Agnelli?
«Sì, due grandissimi emisferi in gesso per il soffitto della camera da letto dell’Avvocato, su cui modellammo costellazioni, documentandoci su libri di astronomia».
È stato un periodo “prolifico”…
«Molto. Quando non eravamo a Parigi si andava in fonderia a Pietrasanta: da Tesconi e da Mariani che è la fonderia di Botero e di Mitoraj. Ed è lì che conobbi Ivan Theimer; poi andavo a lavorare a Pozzi di Seravezza da Giorgio Angeli e lì ho conosciuto Giò Pomodoro e Pietro Cascella».
Immagino che era in rapporto anche con Gigi Guadagnucci: era lo zio di Tongiani…
«E come no! Gigi ci lasciava la sua casa di Castagnetola o quella di Montparnasse (quartiere parigino, ndr)».
E Vangi?
«Ho lavorato con Vangi dai fratelli Galeotti, dopo Querceta; nel 2003 realizzammo una scultura di otto metri, un busto per una bellissima piazza di Frosinone».
Il bozzetto era di Vangi?
«Certo! Arrivava alle otto della mattina e stava lì fino alle dodici con la matita in mano: è un meticoloso Vangi; alle 15, quando si rientrava dopo la pausa pranzo, era già lì».
Quanto è importante la vicinanza con artisti come quelli che ha nominato per uno scultore che si sta facendo le ossa come era lei in quegli anni?
«Tantissimo. Per un giovane che comincia è fondamen. tale. Guardi e impari cose: alcune le selezioni e le archivi, altre il cervello le elimina. Più stimoli hai, più cose ti rimangono. Cinque anni trascorsi con Tongiani da quando ne hai diciotto ti influenzano!».
Guadagnucci era massese. Tongiani pure lo è, trapiantato a Camaiore. Theimer vive a Parigi ma frequenta la Versilia storica. Vangi sta da sempre a Pietrasanta, ha anche la cittadinanza onoraria. Possibile che non ci abbia nominato un solo maestro carrarese?
«Eh, ma se togli Nardo Dunchi e Floriano Bodini, chi avrei potuto incontrare a Carrara?».
Di scultori ce ne sono… E c’è l’Accademia.
«Non c’è più nessuno come intendo io».
E lei cosa intende?
«…in grado di darti stimoli! L’unico avrebbe potuto essere Dunchi, Nardo… sì. Lo considero un grande scultore. L’ho conosciuto ma non ho avuto occasione di lavorare con lui. Scultori veri a Carrara non ce ne sono. Ci sono i laboratori artistici con grandi maestranze, ma io non ho mai fatto né Madonne né Cristi e mai li farò. Quando qualcuno mi chiede una Madonna, lo mando dal mio amico Gualtieri (laboratorio d’arte a Turigliano, ndr)».
Secondo lei perché artisti del calibro di Vangi stanno tutti a Pietrasanta, non potrebbero stare a Carrara?
«Uno scultore a Pietrasanta esce di casa e va in fonderia; poi passa dall’artigiano che gli lavora il marmo; poi dal gessista che gli fa calco e cera; se deve fare una terracotta, i gessisti hanno il forno adatto. A Carrara cosa fa? Siamo disorganizzati. Eppure Carrara dovrebbe essere Pietrasanta. La colpa comunque è anche dei carraresi».
Che colpe hanno?
«Nessuno è mai riuscito ad investire seriamente in questo settore».
In che cosa, in particolare, si sarebbe dovuto investire?
«In una fonderia! Quante ce ne sono sempre state nei dintorni di Pietrasanta? Tra Carrara e Massa non ce n’è mai stata una! Uno come Vangi, che si fa portare il marmo da Carrara, crede che non starebbe qui se ci fosse una fonderia? Basterebbe una fonderia per attirare gli artisti migliori, i più rinomati».
Quanto costa metter su una fonderia?
«Basterebbe che Rossi, Franchi, Vanelli e Barattini, che sono pieni di soldi, facessero un investimento insieme. Anzi, non servirebbero neppure i soldi di tutti. Potrebbero anche farne una a testa e darebbero lavoro a cinquanta persone».
Parliamo dei laboratori artistici: in quali ha lavorato?
«Gozzani, Nicoli, dai Galeotti con Vangi, da Angeli a Pozzi, alla Statuaria Arte dai Vanelli, e dal 2005 da Carusi».
Il primo (Gozzani) e l’ultimo (Carusi) abbiamo capito che li ha nel cuore. E gli altri?
«Sì, li ho nel cuore. Gozzani è stato uno dei miei maestri e Lucio Carusi mi ha dato tantissimo. Gli altri…La Statuaria Arte l’ho fatta io! Finotti gliel’ho portato io, idem Fabrizio Orlandini con cui abbiamo fatto “La Colomba” della pace per Lucca; anche Matthew Spender, a cui rifinivo tutte le opere, gliel’ho portato io. Erano gli anni 2000 e Gualtiero e Fiammetta (Vanelli, ndr) erano contentissimi…».
E poi?
«Un giorno Gualtiero viene da me e mi dice “Mi sa che te guadagni più di me…”».
E da lì è finito l’incanto… «Eh sì, proprio così…».
Che ne pensa di Marble Weeks 2015?
«È triste. I locali non collaborano. Dopo le 21 in via Verdi stai da solo… In piazza Alberica c’è un po’ più di movimento, ma bisogna vedere che genere di movimento è… Può darsi che le sculture di Boutros Romhein in via Roma piacciano… come le colonne dei fratelli Costa e quel volto di Cristo buttati lì davanti al Duomo…Ma io credo che per fare certe cose ci voglia un po’ di sensibilità. Non puoi prendere delle sculture da esporre all’aperto solo perché sono grosse. Della Cadillac della Sgf, poi, non se ne può più».
Insomma?
«C’è da ripartire da zero!».
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