Il Tirreno

Turismo

Massa, l'acqua è senza batteri: bagni ok

di Claudio Figaia
Un cartello di divieto di balneazione alla Partaccia
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Un cartello di divieto di balneazione alla Partaccia

Ma i cartelli di divieto alla Partaccia saranno tolti solo sabato 18

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MASSA. Limpido e chiaro come non mai. Il mare davanti ai campeggi appare davvero invitante. E pulito. Infatti lo è. Anche dal punto di vista batteriologico. Le analisi “urgenti” compiute dall’Arpat giovedì mattina attorno alle 9, richieste dall’amministrazione comunale, dicono che l’Escherichia coli non nuota più nelle acque davanti alla Partaccia. A confermarlo è il vicesindaco Uilian Berti: «Le controanalisi che abbiamo richiesto sono positive, rassicuranti, i parametri sono tornati ampiamente sotto i livelli di legge. Se saranno confermati, domattina (cioè stamani) alle 9 potremo togliere i cartelli di divieto di balneazione».

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Ma a dire che il mare è già tornato pulito sono anche le “contro analisi” fatte effettuare dai campeggiatori. Agepark e Assocamping-Confesercenti, le due associazioni dei titolari di camping si sono rivolte a un laboratorio privato di Massa e hanno chiesto campionamenti “indipendenti”, che sono stati fatti anch’essi nella giornata di giovedì. I risultati sono netti: nell’acqua prelevata davanti all’ostello della gioventù, cioè vicino alla foce del Lavello, i tecnici del laboratorio hanno riscontrato una presenza di 30mps per 1.000 millilitri di acqua di Escherichia Coli ((mps è, diciamo, l’unità di misura della presenza di colibatteri). Davanti al bagno Cicala il livello è di 37/1.000; di fronte al Gelosia 40/1.000; nello specchio d’acqua del Lilly 23/1.000; davanti alla spiaggia della Torre Fiat. Il limite massimo fissato dalla legge è di 500 mps/1.000, il valore riscontrato dalle analisi di lunedì scorso, che hanno fatto scattare il divieto di balneazione era di 1.274 mps per litro. Dunque, i colibatteri sono scomparsi.

«Abbiamo voluto fare queste analisi non certo per sfiducia o per vis polemica nei confronti di Arpat. Ci mancherebbe. Lo abbiamo fatto per rassicurare i nostri clienti», spiega Marco Lucetti segretario di Agepark. «I danni provocati al nostro comparto da questo divieto sono pesantissimi: turisti che disdicono le prenotazioni, altri che se ne vanno, altri ancora che riducono i giorni di presenza. E a farlo sono soprattutto gli stranieri, spaventati dai divieti e che poco capiscono quel che realmente sta succedendo. Per questo abbiamo voluto lanciare un segnale rassicurante», gli fa eco Gianni Mussi responsabile sindacale di Assocamping.

Il problema, però, è che il danno ormai è stato fatto. Ed è pesante. Perchè erano 27 anni, dall’anno dell’esplosione della Farmoplant, per intenderci, che la zona dei campeggi – che è il cuore dell’industria turistica apuana – non era interessata da divieti di balneazione. E perchè l’inquinamento è arrivato nel pieno di una stagione che per gli operatori sembrava quella della ripresa, dopo anni di crisi. «Non sappiamo quantificare quanto ci costeranno disdette e rinvii, ma il danno, in primo luogo di immagine, è considerevole», dice ancora Lucetti.

L’altro problema è che anche se l’acqua, sia secondo le analisi di Arpat comunicate al Comune, sia secondo quelle dei campeggiatori, è già da ieri tornata balneabile, i divieti potranno essere tolti soltanto stamani. Perchè la legge stabilisce che i risultati positivi debbano essere confermati da un successivo campionamento e dopo 48 ore dal prelievo che attesta il ritorno alla normalità.

Resta, inoltre, da capire chi e che cosa abbia provocato l’invasione temporanea ma micidiale dei colibatteri. I prelievi di Arpat vengono effettuati nel punto più sfavorevole della cella analizzata. In questo caso vicino alla foce del Lavello. È dunque in quel corso d’acqua che si nasconde il “colpevole” dell’inquinamento. Un colpevole di difficile individuazione. Lo confermano le parole di Uilian Berti, vicesindaco: «Arpat e Gaia hanno effettuato analisi in contraddittorio davanti al depuratore ex Cersam e hanno detto che è tutto ok. I tecnici del Comune hanno fatto controlli visivi su tutto il litorale interessato, lungo il corso del fiume, senza trovare nulla di rilevante. Abbiamo incaricato la polizia municipale di fare controlli più accurati, su eventuali commistioni di fognatura nera con fognature bianche. Tuttavia, finora, non è emerso nulla».

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Non c’è scontro fra amministrazione e operatori turistici. «Siamo nella stessa barca, inutile polemizzare», sintetizza Mussi. E da tutti: dal sindaco Alessandro Volpi e dal vice Uilian Berti, dai rappresentanti delle associazioni si alza un coro: rivedere i punti di monitoraggio dei prelievi. «Non è possibile – sintetizzano Mussi e Lucetti – che valori fuorilegge al Lavello determinino un divieto su un chilometro di spiaggia fino alla Torre Fiat. Dove, probabilmente, come le nostre analisi attestano, i colibatteri non sono mai arrivati».

Concorda il sindaco Alessandro Volpi: «Lo scorso anno è successo un problema analogo: analisi sballate al Magliano ci hanno costretto a vietare i bagni fino a Cinquale». Da qui la promessa: «Chiederemo alla Regione di rivedere la suddivisione delle celle su cui viene individuato l’inquinamento».

 

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