Il dolore
E’ morto il macellaio Mario Santucci
Un maestro nel settore delle carni. Il suo mestiere lo salvò da un rastrellamento dei tedeschi
CARRARA. Grembiule bianco e coltello per la carne. Una vita fra i capi di bestiame, e l’arte della macelleria. Mario Santucci, uno dei decani del settore, se n’è andato a 88 anniu, lasciando una storia di sé ricca di episodi, di aneddoti, di professionalità, di amore per il lavoro, di creatività. “Tesori” che i figli Marco, Elisabetta e Simonetta hanno ereditato: il primo ha seguito le orme paterne e con la macelleria a Bonascola è diventato un punto di riferimento nel comparto; le sorelle operano nella gastronomia (Betty è una delle titolari della pizzeria Bati-Bati a Marina). Mario Santucci, che lascia nel dolore, oltra che i figli, la moglie Edda di 85 anni, sapeva cogliere le idee migliori dalla gastronomia a base di carne; MOlti anni fa dalla Danimarca portò a Carrara l’idea delle pressatine, e già negli anni Settanta faceva anche le “tartere”, racconta la figlia Betty.
La notizia della sua morte si è diffusa velocemente a Carrara dove era molto conosciuto. Mario Santucci nel 1955 aveva aperto la sua prima macelleria in piazza delle Erbe, come si legge anche sul sito del Centro carni del figlio Marco Santucci. «Nel lontano 1955 mio padre, Mario, aprì la sua attività di macelleria e di norcino, nel centro storico di Carrara, nella famosa Piazza Delle Erbe. Anni di esperienza nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e la perfetta conoscenza delle materie prime come manzo e suino, mi sono state trasmesse proprio da lui».
Gli amici lo ricordano come una «persona straordinaria». Si racconta che da ragazzino il mestiere di maccellaio gli salvò la vita durante un rallestramento, a Grazzano. «Fu preso dai tedeschi - dice la figlia Betty – Cercavano uno esperto nella lavorazione delle carni. Così si salvò». Santucci raccontava di avere percorso la via della Cisa a piedi diverse volte, tirando il carro carico di provviste. A Pasqua, per le ceneri, addobbava tutta la macellerie in piazza delle Erbe. «Mio padre era uno che vedeva il bicchiere sempre mezzo pieno. Andava a Cuneo a faceva arrivare via treno i capi di bestiame che aveva scelto e che poi andavano alla macellazione. Altre carni se le andava a scegliere direttamente in Francia, Olanda, Danimarca. Prendeva l’aereo e via...».
Ebbe una macelleria anche al mercato coperto in città. E poi a Bonascola con il figlio Marco. Lo conoscevano tutti. «Nei momenti difficili, che capitano, – raccontano gli amici – riusciva sempre a sdrammatizzare e con ironia affrontava il quotidiano, con un pensiero sempre rivolto alla sua amata moglie Edda» . Il momento più difficile fu sicuramente la perdita del figlio Silvano (che aveva 32 anni), che morì un incidente con il deltaplano nel 1989. Un momento duro per la famiglia, che ebbe come sempre in Mario Santucci il sostegno forte su cui contare e andare avanti. Resta di lui il ricordo «di quello spirito meraviglioso, di quella generosità e dolcezza che lo ha sempre contraddistinto». Gli amici lo salutano così: «Brindiamo a Mario con un bel Barbera, come piaceva a lui». I funerali si svolgeranno oggi alle ore 10 nella chiesa del Bambino Gesù, alla Perticata. La funzione sarà officiata da donAugusto Lucchesi. La salma poi verrà portata al cimitero di Turigliano in attesa della cremazione.
Cinzia Carpita
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