Sicurezza
Conflitto di interesse, autodenuncia per i consiglieri
MASSA. Il caso del conflitto di interessi nel nuovo regolamento urbanistico di consiglieri comunali, e assessori, non è questione di poco conto, perché le paure di chi dovrà andare ad approvare un...
MASSA. Il caso del conflitto di interessi nel nuovo regolamento urbanistico di consiglieri comunali, e assessori, non è questione di poco conto, perché le paure di chi dovrà andare ad approvare un atto così importante, senza sapere, ad oggi, cosa rischia, stanno notevolmente rallentando la discussione sul regolamento. Se ne è discusso per quattro ore durante la prima seduta, tanto che i tecnici hanno dovuto iniziare a illustrare le carte soltanto in tarda serata, fino a mezzanotte, e si è ripresa la polemica anche ieri pomeriggio, dalle tre fino alle 18. Il problema è questo: i consiglieri sono obbligati a dichiarare, prima di iniziare la discussione sul R.U, i loro conflitti di interesse e quelli dei loro parenti, fino al quarto grado di parentela. Pena, per chi fa il furbo, sia di carattere economico che, in alcuni casi, penale. Logico, dunque, che ogni consigliere voglia capire per bene quali potrebbero essere i propri conflitti di interesse, peccato però che nessuno di loro abbia avuto il tempo di studiarsi approfonditamente tutte le carte. Per questo in aula hanno chiesto più tempo ( il R.U gli è stato consegnato soltanto l’8 luglio) e soprattutto la possibilità di esaminare articolo per articolo il regolamento, per poter essere sicuri della loro posizione. Rimandare il consiglio era fuori discussione; vietato anche intervenire durante l’esposizione dei tecnici. Il segretario generale del comune Diego Foderini è stato chiaro: lunedì mattina i consiglieri dovranno “autodenunciarsi” e solo dopo si passerà alla lettura degli articoli, per stralciare le posizioni di ognuno in conflitto e impedirgli di votare. Ma questo percorso non convince i consiglieri. Alcuni, Giorgio Raffi ad esempio, minacciano di non partecipare più a nessuna discussione. La bagarre scoppia ad ogni sospiro. C’è poi il caso del vicesindaco Uilian Berti che ieri aveva dichiarato un suo conflitto di interessi al nostro giornale. Berti, però, ha votato l’atto di giunta con cui la giunta stessa ha approvato il R.U e dunque l’opposizione ha gridato all’illecito. Berti, secondo loro, avrebbe dovuto astenersi da quella votazione e con il suo comportamento potrebbe aver messo in discussione l’intero processo del R.U, perché quell’atto risulta facilmente impugnabile. A gettare acqua sul fuoco è ancora una volta il segretario generale che rivela un fatto stupefacente per i consiglieri: «La giunta non deve votare gli atti; è una consuetudine solo del comune di Massa- spiega-; far arrivare un atto in consiglio con l’approvazione della giunta lo rende carico di un significato che non dovrebbe avere, perché condiziona il consiglio, che invece è l’unico sovrano. Dunque la votazione in giunta dell’R.U è senza valore, non illecita, ma inutile. È la votazione in consiglio che renderà l’atto del R.U ufficiale o meno». Il presidente Ceccotti a stento riesce a mantenere l’ordine: anche il sindaco Volpi è costretto ad intervenire al posto del presidente per calmare gli animi. «Stiamo fornendo un pessimo spettacolo- dice Ceccotti- ma non è colpa della presidenza. Se non vi vado bene sfiduciatemi». (Mda)
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