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Analisi, divieti di balneazione e rischi: quello che c’è da sapere

Analisi, divieti di balneazione e rischi: quello che c’è da sapere

Massa, Arpat risponde ai dubbi dei bagnanti e spiega come vengono effettuati i prelievi

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MASSA. Acqua limpida ma “non balneabile”, divieti che arrivano quando l’inquinamento è già in atto e restano in vigore quando i colibatteri se ne sono già andati. Tanta è la confusione su questi temi. Proviamo con Arpat a fare chiarezza.

L’acqua è limpida come non si vedeva da anni eppure qualcosa non va, come può essere?

«Il colore delle acque del mare – risponde Arpat – è, come la trasparenza, un elemento d’impatto, ma non ne determina una minore qualità e soprattutto non ha effetti sanitari, salvo nei casi in cui l’anomala colorazione o ridotta trasparenza delle acque sia causata dalla presenza di fioriture algali tossiche o potenzialmente tossiche per l’uomo. La normativa non prevede il monitoraggio dei parametri chimici e fisici - quali ad esempio il pH, l’ossigeno disciolto e la trasparenza - ma l’obbligo di monitorare i parametri indicatori di contaminazione fecale Escherichia coli e Enterococchi intestinali, su cui si basa esclusivamente il giudizio di idoneità delle acque sia durante la stagione balneare che al termine della stessa per la loro classificazione. La loro presenza in alte concentrazioni sta a indicare una possibile presenza di batteri patogeni di provenienza fecale causa di importanti malattie gastroenteriche e non».

Perché non è concessa la balneazione in un tratto che comprende 23 bagni quando il prelievo è stato effettuato in un punto?

«Le Regioni individuano annualmente le acque destinate alla balneazione ed i relativi punti di monitoraggio. Per il 2015 la costa è suddivisa in 266 “aree di balneazione”. L’assetto attuale è stato in buona parte definito nel 2010: in quell’occasione Regione ed Arpat sulla base delle conoscenze territoriali e dei risultati di oltre 20 anni di controlli, individuarono le nuove aree di balneazione facendo riferimento a tratti di costa con caratteristiche naturali e antropiche sostanzialmente uniformi. Nell’ambito di ciascuna area il punto di controllo è stato posizionato laddove si concentrano gli eventuali fattori di rischio (presenza di porti, centri urbani, ecc.) o dove si erano evidenziate condizioni più critiche (campioni non a norma, concentrazioni medie di batteri fecali, ecc.) o, a parità di rischio, dove si ipotizzava il maggior afflusso di bagnanti.

Ogni anno, Regione e Arpat procedono alla revisione dell’elenco e dei relativi punti di monitoraggio: le variazioni possono riguardare l’introduzione di nuove aree, su proposta dei Comuni».

Quali sono gli effetti e i rischi della balneazione in acque con Escherichia Coli?

«Gli Enterococchi intestinali sono batteri che fanno parte della flora microbica intestinale umana e animale. La loro presenza è indice di contaminazione fecale. Anche gli Escherichia coli, che fanno parte del più ampio gruppo dei Coliformi fecali, sono dei batteri che vivono nell’intestino di uccelli e mammiferi, incluso l’uomo. Il ritrovamento di questi batteri in acqua segnala sicuramente la presenza di inquinamento fecale di provenienza ad esempio da scarichi fognari, da allevamenti di animali».

Ogni quanto vengono effettuati i campionamenti, di ruotine? E perché, in questo caso, è stata fatta una seconda analisi a distanza di poche ore dalla prima?

«Nel periodo compreso tra il 1 aprile e il 30 settembre di ciascun anno, vengono effettuati campionamenti in ciascuna area di balneazione, con frequenza mensile. In caso di inquinamento, dopo il primo superamento dei limiti scatta immediatamente l’ordinanza del sindaco per il divieto temporaneo su tutta l’area. In questi casi il sindaco può chiedere ad Arpat di effettuare un ulteriore campionamento. In caso di esito positivo dei risultati delle analisi del nuovo campionamento il divieto di balneazione può essere revocato».

Come avviene l’analisi?

«I campioni di acqua prelevata vengono posti in coltura microbiologica. Le analisi hanno una durata, stabilita dalla legge, di 48 ore e solo trascorso questo tempo l’esito può essere validato. Tuttavia quando il superamento è già evidente a 24 ore dall'inizio delle analisi, viene comunque comunicato al Sindaco del Comune interessato per l’adozione dei provvedimenti».

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