Il dolore
Quando Pasolini sentì le voci dei colonnatesi
CARRARA. I problemi delle nostre cave, oltre 40 anni fa, erano già stati denunciati da Pier Paolo Pasolini, nel film documentario “12 dicembre”, da lui ideato e girato, in collaborazione con Lotta...
CARRARA. I problemi delle nostre cave, oltre 40 anni fa, erano già stati denunciati da Pier Paolo Pasolini, nel film documentario “12 dicembre”, da lui ideato e girato, in collaborazione con Lotta Continua, dal 12 dicembre 1970 al giugno 1971.
La pellicola, presentata al Festival di Berlino nello stesso anno in cui Pasolini vinse l’Orso d’oro con il film “I racconti di Canterbury” e all’epoca distribuita esclusivamente nel circuito culturale dei Circoli Ottobre, parallelo a Lotta Continua, è tornata in vita nei giorni scorsi, grazie al festival del “Cinema Ritrovato”, nel meritevole restauro in versione integrale realizzato dalla Cineteca di Bologna.
Quello concepito da Pier Paolo Pasolini è un documentario militante, che, uscito nel 1972, racconta un viaggio di inchiesta in un Italia di sfruttati, filmando i compagni di lotta e facendoli parlare direttamente, evitando domande.
Ne esce un affresco della realtà operaia degli anni ’70, che raffigura anche Carrara, i cui i cavatori muoiono schiacciati dai massi di marmo, e Sarzana, dove a parlare sono alcuni partigiani insoddisfatti della Repubblica che hanno contribuito a costruire. Il grosso del girato fu opera del militante pisano Giovanni Bonfanti, che lo aveva anche sceneggiato insieme al critico cinematografico Goffredo Fofi, poiché in seguito Pasolini si defilò dal progetto.
La mano dello scrittore-regista friulano, tuttavia, si avverte in più di una sequenza: a partire da quelle iniziali, con interviste sulla strage di piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969, data che dà il titolo al film, e sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, “precipitato” da una finestra della questura di Milano dopo un interrogatorio durato 72 ore.
Ma assai toccante e anche la parte che lo “scrittore corsaro” filmò nella nostra città, intervistando alcuni cavatori di Colonnata sul tema “omicidi bianchi e nocività”.
Tra essi si riconoscono persone ancora viventi, che denunciano le già allora numerose morti sul lavoro avvenute alle cave. Il regista inquadra anche le tombe delle vittime, di cui si vedono i ritratti e si leggono chiaramente i nomi.
L’inchiesta si sposta poi nella zona industriale apuana, riprendendo lo stabilimento della Montecatini Edison e dando la parola ad operai che descrivono le critiche ed insalubri condizioni di lavoro, dovute ai fumi tossici.
Un film assai coraggioso ed in anticipo sui tempi, dunque, che sarebbe giusto riproporre anche qui a Carrara, magari alla prossima riapertura del cinema comunale “Garibaldi”, annunciata dall’assessore alla cultura Giovanna Bernardini dopo lo stanziamento di un contributo regionale di 80mila euro.
David Chiappuella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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