Sicurezza
Massa, colibatteri in acqua, divieto in 23 bagni
L’Arpat rileva valori oltre i limiti a Partaccia e il Comune chiede le contro analisi
MASSA. Raccolgono borse e asciugamani e se ne vanno. Lasciano la spiaggia in fretta e furia: hanno paura. A cacciarli dalla riva, a costringerli a rinunciare ai bagni rinfrescanti è un batterio: si chiama Escherichia Coli. Il microrganismo “alloggia” nella parte finale dell’intestino di uomini e animali, ma nei giorni scorsi si è fatto beccare nelle acque di Partaccia. E adesso, per 23 stabilimenti balneari, dalla foce del Lavello al bagno della Croce Rossa, nel cuore della stagione turistica, scatta il divieto di balneazione: la presenza del batterio può causare, infatti, infezioni del tratto urinario e respiratorio. Se nell’acqua c’è l’Escherichia Coli, meglio non immergersi.
A scovare il batterio è l’Arpat: per legge, infatti, l’agenzia regionale esegue controlli periodici sulle acque balneabili. Lunedì scorso i tecnici dell’agenzia passano al setaccio tutto il litorale massese, analizzano i campioni prelevati e scoprono che qualcosa non torna nella zona di Partaccia: il valore degli Escherichia Coli ha raggiunto quota 1274 (il valore massimo consentito è di 500). Arpat informa Palazzo civico e il sindaco (è lui competente in materia di salute pubblica) con un’ordinanza impone il divieto di balneazione. L’atto è notificato a tutti i 23 stabilimenti anche se i cartelli ieri pomeriggio ancora non ci sono.
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Niente nuotate in tutti gli stabilimenti che insistono all’interno della vasca in cui si trova il punto di campionamento. L’Arpat infatti - per spiegare il meccanismo - non può certo analizzare ogni goccia d’acqua: divide quindi il litorale in sezioni e all’interno di ciascuna individua un punto di prelievo. Se qualcosa non torna, il divieto scatta in tutta la sezione. Così anche se l’acqua analizzata è quella alla foce del Lavello, il bagno non è consentito in tutti i 23 stabilimenti che si trovano all’interno dell’area delimitata dalle scogliere perpendicolari (la cosiddetta vasca). Uilian Berti, vicesindaco e assessore competente in materia, assicura che il Comune ha già attivato le necessarie contromisure. Ha chiesto delucidazioni a Gaia sul funzionamento del depuratore e la società, con parere certificato, ha garantito che l’impianto funziona alla perfezione e che il buon funzionamento è confermato dalle analisi sull’acqua depurata.
Esclusa l’ipotesi depuratore, i tecnici del Comune hanno passato al setaccio la zona adiacente il punto di campionamento alla foce del Lavello e l’attenzione si è concentrata su uno slargo sabbioso che si è formato proprio in prossimità del fiume, per un eccessivo apporto di materiale. Non è escluso, infatti, che, l’incuria di quel tratto possa aver compromesso lo stato di salute delle acque. L’amministrazione ha comunque chiesto - la legge lo consente - che vengano eseguite le controanalisi nelle 72 ore successive all’entrata in vigore del divieto. La speranza è che il parametro rientri nei limiti e che il divieto possa essere revocato già nel weekend. Garantendo una boccata d’ossigeno al settore turistico e alle decine di campeggi della zona.
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