Il Tirreno

Sabbia del fiume, caos alla Turimar

di Chiara Sillicani
Sabbia del fiume, caos alla Turimar

I bagnanti contestano il ripascimento con materiale dragato E chiamano la Capitaneria. Oggi i campionamenti dell’Arpat

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MASSA. I camion arrivano di notte. Fanno tappa alla foce del Frigido: lì la draga, da mesi, ha riportato in superficie milioni e milioni di granelli. I bisonti della strada caricano metri cubi di sabbia, percorrono un paio di chilometri - o poco più - e la riconsegnano all’arenile, davanti all ex colonia Motta.
Capitaneria, Comune e Arpat in spiaggia. Un ripascimento in piena estate che fa gridare “aiuto” ai bagnanti. Arrivano e si ritrovano di fronte ad una spiaggia dall’aspetto nuovo: addio ciottoli e sassi, adesso ci sono i granelli di sabbia. Granelli tra cui - aggiungono - si nascondono pezzi di vetro, rifiuti, qualche ferro arrugginito. A preoccuparli anche un paio di chiazze schiumose in riva al mare: non ci pensano due volte, chiamano Capitaneria di porto e Comune. Viene allertata pure Arpat: verifica che l’operazione è autorizzata, ma dispone, per questa mattina, un campionamento dell’acqua. Il ripascimento ha dalla sua il via libera di una conferenza dei servizi a cui tutti gli enti coinvolti, dalla stessa Arpat all’Asl, da Palazzo ducale a Palazzo civico, hanno partecipato.

La vicenda e le spiegazioni del vicesindaco Berti. Tutto comincia con un bel “tappo” alla foce del Frigido: un rischio non da poco in caso di piena. Quell’accumulo di sabbia qualche problema lo crea anche al Circolo della vela e all’associazione marinai: le loro imbarcazioni non possono prendere il largo. All’associazione e al circolo nei mesi scorsi arriva, però, l’autorizzazione al dragaggio: liberano, a spese loro, lo sbocco e raccolgono il materiale sull’argine destro. Con tanto di esposti e polemiche per la pericolosità del cumulo. Così si profila l’ipotesi di utilizzarla quella sabbia, per ripascere un tratto di litorale. E la scelta ricade sulla spiaggia antistante l’ex colonia Motta dove i granelli sono un ricordo. La Provincia, che sul litorale ha competenza, convoca una conferenza dei servizi. «C’era anche il Comune - spiega l’assessore Uilian Berti - che si è limitato solo ad indicare la zona da ripascere». Vengono effettuate analisi certificate sul materiale dragato e sulla sabbia alla Turimar per verificarne la compatibilità organolettica. A tirare fuori i soldi sono l’associazione marinai, il Circolo della Vela e la Turimar: la sabbia arriverà anche all’adiacente spiaggia libera, ma Palazzo civico non spende un euro. «Arpat e Capitaneria - prosegue Berti - hanno vagliato il tutto. Gli ambientalisti che hanno chiesto di togliere il cumulo alla foce, ora contestano il ripascimento. I camion viaggiano di notte, dalle 22 alle 5, per ridurre l’impatto». Un ripascimento da 1.300 metri cubi che, iniziato lunedì, si concluderà stanotte. Sabbia dragata, dunque e la ferraglia e lo sporco? «Quello - garantisce Berti - è materiale prelevato dagli scogli e momentaneamente accumulato per essere portato via». E a chi accusa il ripascimento di aver alterato la natura della spiaggia, i tecnici del Comune garantiscono che i ciottoli non sono «altro che l’effetto dell’erosione: il mare ha divorato la sabbia, più leggera, ma non ce l’ha fatta ad asportare i sassi». Argomentazioni che non placano Italia Nostra e il consigliere Benedetti che ha già preso carta e penna e scritto al sindaco (leggi accanto).

Tratto di arenile “sfortunato”. Vero è che chi ama e frequenta quel tratto di litorale non ha vita facile. A poca distante dall’area in cui i camion portano sabbia, fa bella mostra di sè una rete arancione. Per 200 metri. Lì negli anni ’60, il Comune autorizza una discarica. Ci finiscono pneumatici, inerti (amianto - aggiunge qualcuno). Ma sono tempi d’oro, la sabbia è tanta e quello che ci sta sotto rimane un mistero. La natura, però, cambia le carte in tavola e comincia riportarsi via i granelli: l’erosione rivela cosa si nasconde sotto la sabbia. È il 2008 quando l’area finisce sotto sequestro della Finanza). Nel 2009 (dopo il disequestro) il Comune, con il supporto dell’Asmiu, fa un intervento di pulizia. Non definitivo e risolutivo, però. Così quando il mare torna ad erodere, ecco riapparire il materiale. La Capitaneria impone la chiusura dell’area. E adesso arriva il difficile: intervenire definitivamente. Non una cosa da poco e il nocciolo della questione sono soldi e burocrazia. L’area è all’interno del Sir. Il progetto c’è, non ci sono però i necessari 300.000 euro.

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