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Massa Picta si schiera: «Clamore esagerato, aiutiamo la proprietà»
MASSA. Dieci giorni per decidere sul sequestro di villa Massoni. È il tempo che si è preso il tribunale del riesame di Massa al termine della camera di consiglio di ieri mattina sull’istanza di...
MASSA. Dieci giorni per decidere sul sequestro di villa Massoni. È il tempo che si è preso il tribunale del riesame di Massa al termine della camera di consiglio di ieri mattina sull’istanza di dissequestro dello storico edificio presentata dagli avvocati Walter Mattarocci, Guido Bernieri e Antonio Pavan per conto dei fratelli Marco e Piero Alessandro Casonato, eredi e proprietari della villa.
Intabto il gruppo culturale Massa Picta, che fu il primo promotore della campagna Fai "I luoghi del cuore" del 2012 a favore di Villa Massoni, interviene sul caso del sequestro. E lo fa in maniera molto critica nei confronti della procura e dei media e in difesa dei proprietari. «Siamo assai preoccupati – dicono gli aderenti a Massa Picta – per il clamore mediatico e per le iniziative della magistratura nei confronti della proprietà della villa». Preoccupazione che deriva dal fatto, spiegano, «che le iniziative sono state generate da un sopralluogo che, a quanto si legge in rete, ha individuato come elementi di pericolo tre bombole vuote di gas ad uso domestico ed un terrazzino rotto». Una preoccupazione che cresce davanti a un servizio apparso sul TG1 «dove sono intervistati un po’ tutti gli attori della vicenda con esclusione della proprietà del bene e la Soprintendenza».
Ma Massa Picta allarga la prospettiva, introducendo un altro elemento di riflessione. «Mai a Massa si è vista simile mobilitazione di forze per altri casi in cui il patrimonio naturale, culturale e artistico cittadino è a grave rischio. Basti pensare allo stato degli affreschi, dei graffiti e dei fregi delle facciate dei palazzi del centro storico con in testa palazzo Landi, oppure dello stato in cui versa il portale del Pomerio, l'intera area e ciò che ne resta del muro di recinzione, allo stato di ciò che rimane delle mura cittadine, allo stato di Palazzo Ducale ancora inagibile e con la facciata verso via Guidoni transennata, al Castello Malaspina che necessita di lavori, alla zona della Cuncia, al Palazzo Bourdillon ».
Ma, soprattutto, si chiede l’associazione, «confiscare la villa da parte pubblica senza che questa abbia i denari per riportarlo all'antico splendore non è forse premessa futura per dover alienare il bene senza evitarne ancora maggiori danni e spoliazioni? E non sarebbe forse più conveniente trovare una qualche forma di cooperazione con la proprietà?»
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