Il Tirreno

«Un disturbo esplosivo»: ecco perché Andrea Mazzi uccise

di Claudio Figaia
L'avvocato Graziano Maffei
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L'avvocato Graziano Maffei

Omicidi di Natale a Massa: gli esperti consulenti della difesa parlano di “personalità borderline” del giovane

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MASSA. Un disturbo della personalità che affonda le sue radici nell’infanzia; un caso borderline (cioè vicino al limite della psicosi) che trova nella letteratura scientifica una definizione precisa: “disturbo esplosivo intermittente”. Questo, secondo i periti della difesa, il quadro caratteriale e comportamentale di Andrea Mazzi, il giovane accusato del duplice omicidio del Natale 2013.

Ieri, lunedi 13 luglio,  al processo in corte d’assise per l’uccisione di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria, ammazzati a coltellate nella notte fra il 24 e 15 dicembre in via Beatrice, è stata l’ora dei medici e degli psichiatri. L’avvocato Franco Frediani che, assieme all’avvocatessa Elena Tongiani, difende Mazzi ha chiamato in aula due luminari del settore: il dottor Giulio Perugi, carrarese, docente all’Università di Pisa; il primario di psichiatria del Versilia Mario Di Fiorino. I due esperti hanno visto il giovane omicida in carcere, hanno parlato con lui a lungo, nei giorni subito dopo al fatto e poi nei mesi successivi, lo hanno sottoposto a test e colloqui mirati. La difesa punta molto sulle loro deposizioni, per convincere la giuria che la furia omicida di Mazzi non fu frutto di una premeditazione, di un sentimento di vendetta covato da tempo, ma ha una ragione, per così dire, psichiatrica, patologica.

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«La personalità di Andrea Mazzi – riferisce in aula il dottor Di Fiorino – è bipolare. Nel 2012 vende la pizzeria, compra un’auto, tutte le sere è fuori, scherza con le ragazze, è “su di giri”, divertente, positivo. L’anno dopo si chiude in se stesso, trascorre giorni in solitudine, in tenda. Qualche mese prima della tragedia, il padre, preoccupato delle sue esplosioni di violenza, lo fa vedere da un medico, il dottor Maurilio Chimenti (che è primario di malattie infettive a Massa), il quale gli prescrive farmaci stabilizzatori dell’umore...». Il medico racconta ancora di un Mazzi che, prima dei fatti di Natale 2013 «è l’immagine di un bravo ragazzo che aiuta la famiglia, costruisce un sistema per pescare con il telaio di una vecchia bicicletta», un «ragazzo tutto sommato normale». Un giovanottone che solo quella maledetta notte – questa è in sostanza la tesi sostenuta dai consulenti della difesa – sbotta, “dà di fuori”, con un’esplosione di violenza incontrollata, non commisurata alle circostanze. Quel che altri definiscono “un raptus”, le cui concause possono essere rintracciate – è ancora la tesi del professor Di Fiorino – negli episodi di convulsioni febbrili di cui Andrea aveva patito da piccolo, nella ipertensione riscontrata in età più adulta.

«Ma il coltello che Mazzi portava in giro con sè è parte della sua personalità?, lo incalza l’avvocato Graziano Maffei, avvocato di parte civile, che quella tesi del “disturbo esplosivo” è deciso a smantellare. «Non ho approfondito e il coltello mi ha detto che lo aveva trovato e raccolto da terra». «E non le ha riferito, l’imputato – contrattacca ancora Maffei – che nei giorni precedenti all’omicidio c’erano state risse che avevano coinvolto amici del Mazzi?». «No, non ne abbiamo parlato», è la risposta del perito.

Parlano in aula anche Anna Santinami, psichiatra del carcere di Massa e l’ispettore Mario Novani della Polizia penitenziaria. La psichiatra ripete l’anamnesi del collega versiliese: le convulsioni febbrili da piccolo, i violenti mal di testa con displasia e ipertensione che possono essere concausa del disturbo esplosivo. Ma racconta anche di un Mazzi detenuto irreprensibile, che segue le cure di farmaci antidepressivi e ansiolitici per allontanare l’idea del suicidio, un giovane generoso, sempre pronto ad aiutare gli altri, soprattutto i più deboli. L’ispettore Novani conferma: «Un detenuto irreprensibile, che partecipa alla catalogazione della biblioteca, mai una lite, anzi una ricompensa per il suo comportamento da detenuto modello. Una specie di dotto Jekill e mister Hyde, insomma.

 

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