Il Tirreno

Riciclaggio, sequestri per 20 milioni

Riciclaggio, sequestri per 20 milioni

Seconda tranche dell’inchiesta della Dia su infiltrazioni ’ndranghetiste. Tre arresti c’è anche un imprenditore di Fivizzano

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FIVIZZANO. Erano stati arrestati l’11 giugno scorso con l’accusa di bancarotta fraudolenta e riciclaggio di denaro, nell’ambito di un’indagine sulle organizzazione ’ndranghetista facente capo a Domenico Romeo, a sua volta arrestato nel novembre 2014. Ora gli uomini della Dia di Genova, con il coordinamento della Procura della Repubblica di La Spezia hanno eseguito tre nuovi provvedimenti restrittivi personali, notificati in carcere, nei confronti di Roberto Piras 72 anni, residente a La Spezia, Riccardo Trusendi, 71 anni residente a Fivizzano e Adriana Tanzi Albi residente a Nizza; e il sedicente Baldar Gabrielle 53 anni, avvocato, tutti già detenuti - il primo agli arresti domiciliari e gli altri detenuti nelle Case Circondariali di Massa Carrara e Genova .La nuova accusa nei loro confronti è di avere, a vario titolo, partecipato a trasferimento fraudolento di beni, riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza delittuosa e falso. A capo dell’organizzazione c’era, secondo la Direzione investigativa antimafia di Genova, Trusendi, il quale gestiva, con intestazioni fittizie, in accordo anche con la moglie e la figlia, una pluralità di imprese, segmentando l'attività economica tra varie società, poi fatte fallire, le cui attività (clienti, risorse umane, mezzi) venivano trasferite in altre società con cui proseguirle, lasciando, di volta in volta, posizione debitorie insoddisfatte o utilizzando normative e strumenti di natura fiscale e previdenziale in danno dell'Erario.

La “propensione all’attività di riciclaggio di proventi delittuosi ed intestazioni fittizie di beni da parte di Trusendi – annotano gli investigatori – non è mai stata scalfita nonostante i periodi di detenzione e le numerose condanne già subite dallo stesso per reati della stessa specie”.

Assieme alle notifiche di arresto, la Dia ha dato anche esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di molteplici quote societarie, beni mobili e immobili, rapporti bancari e ssicurativi, titoli di credito, capitali sociali e partecipazioni societarie, tutti direttamente o indirettamente riconducibili a Trusendi, 71 anni, che costituirebbero – questa è l’impalcatura della indagine – lo strumento delle condotte fraudolente e dell'impiego e alienazione dei beni illecitamente sottratti, il cui valore complessivo ammonta a circa 20 milioni di euro di capitali illecitamente costituiti.

Dalle intercettazioni fatte durante la prima tranche di indagini (che riguardava anch’essa illeciti finanziari e bancarotta fraudolenta) , aveva sottolineato il colonnello dei carabinieri Sandro Sandulli che ha guidato l’inchiesta, - sono emersi anche rapporti con la politica nazionale e la finanza ad alti livelli. Un intreccio di relazioni che stiamo ora vagliando insieme al materiale trovato in casa di Trusendi durante la perquisizione». Il focus degli investigatori si è concentrato su una ditta con sede iniziale a Piacenza. Quando è arrivato il curatore fallimentare, dei 337 camion della ditta non vi era più traccia. Erano stati venduti e poi rivenduti ulteriormente a terzi.

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