Sicurezza
«Quel post di Andrea era solo uno sfottò»
Massa, testimoniano gli amici dell’imputato e raccontano di risse, minacce, coltelli del messaggio su Fb
MASSA. «Ride bene chi ride ultimo. Tutti quelli che finiscono in “ino” piangeranno. Infami». Il post sul profilo Facebook di Andrea Mazzi è delle 23.23 del 23 dicembre. 24 ore dopo, il giovane ammazzerà Fruzzetti (chiamato Fruzzettino o Andreino) e Baria. Per l’accusa quel messaggio è l’impronta della premeditazione del duplice omicidio.
«Ma no, io mi riferivo al mio amico Gino, milanista, perché l’Inter, la mia squadra, aveva vinto il derby», si è difeso Mazzi nella sua deposizione in aula. E ieri l’amico Gino, Gino Galeotti, è stato chiamato a testimoniare. «Quel messaggio era uno sfottò nei miei confronti, la sera prima ci eravamo presi in giro via Sms (ma non è chiaro se si trattava di messaggini, come riferito nell’interrogatorio davanti ai carabinieri, o di una chat su Fb, come sostenuto in aula dal giovane), il mio nome finisce in ino. Io gli risposi: abbi pietà di me. Dopo l’omicidio cancellai tutto, il post e l’amicizia con Andrea. Per paura». Mazzi, che ha seguito quasi tutta l’udienza a testa bassa, scrivendo o disegnando qualcosa su un foglio, alza gli occhi e scambia un paio di sorrisi con l’amico che ha confermato la sua versione.
Ma ci sono anche altri amici di Andrea Mazzi chiamati a testimoniare. Dennis Raffo, il quale racconta la sua versione della lite al Baraonda (considerata dagli inquirenti come uno degli episodi che generarono il clima di odio e vendetta che portò all’omicidio di Natale): «Andrea Fruzzetti (una delle vittime), mi tolse via il cappello, risposi a tono, lui mi spaccò un bicchiere in faccia». E Lorenzo Antonioli, che dice: «All’uscita dello Swamp, Franco Pucci (considerato “nemico”) minacciò me e Alessio Mazzi, fratello di Andrea sfoderando un coltello». “Perchè non denunciò il fatto, perchè lo ha raccontato solo all’avvocato difensore e dopo mesi?” lo inchioda la pm Rossella Soffio. Il giovane tentenna, la Soffio annuncia che aprirà un’indagine su quell’episodio.
Drammatica, infine la deposizione di Lorella Costa, presidente del circolo Odissea di via Beatrice: «Alcuni ragazzi uscirono dio fretta, andai a vedere, c’era gente che si picchiava, in tutta la strada. Vidi un ragazzo a terra, lì per lì non capii...».
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