Il Tirreno

Vende mezzi d’epoca finti nei guai un quarantenne

Vende mezzi d’epoca finti nei guai un quarantenne

A casa sua la Stradale ha trovato timbri falsi e registri (veri) della Motorizzazione È stato denunciato per truffa e ricettazione, ma le indagini sono ancora in corso

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MASSA. Escogita - almeno questa è l’ ipotesi degli inquirenti - un sistema per racimolare soldi: si procura vespe e motociclette simili a quelle di qualche decennio fa, poi falsifica targhe e pure numero di telaio e le vende come mezzi d’epoca, a caro prezzo. Perché chi ha fatto una passione delle due ruote, spesso è disposto a tirar fuori parecchi soldi per salire in sella a Vespe anni ’60 o a moto della Guerra. Fino a 80.000 euro.

Un’ipotesi quella degli inquirenti che si delinea dopo la perquisizione di ieri mattina. L’accertamento scatta perché qualcuno fa il nome di quel quarantenne massese, padre di famiglia. E lascia intuire che a casa sua potrebbe esserci un vero e proprio arsenale: la polizia stradale, coordinata dal vice questore aggiunto Serafina Di Vuolo, si presenta ieri mattina, all’alba, e fa davvero una bella scoperta. Di arsenali - fatta eccezione per una pistola non funzionante - non ce ne sono, c’è però ben altro. In casa, nell’auto, nell’ agenzia (abusiva, secondo gli inquirenti) di pratiche automobilistiche. Timbri falsi del pubblico registro di varie città, un paio di manette e un bastone telescopico in dotazione alle forze dell’ordine, divise e berretti della polizia di stato. Il tesserino di cui un carabiniere ha denunciato il furto. Ci sono targhe e carte di circolazione false e ci sono pure un bel po’ di registri di immatricolazione della Motorizzazione, risalenti ai decenni compresi tra il 1930 e il 1980. Registri veri, verissimi tanto che la stessa Motorizzazione qualche tempo fa ne ha denunciato la scomparsa. La polizia stradale, proprio in base agli oggetti ritrovati - e sequestrati - ricostruisce la modalità d’azione. Perché un mezzo venga definito d’epoca - è di qui che parte l’ipotesi degli inquirenti - è indispensabile che sia stato immatricolato e targato nei decenni scorsi. Un mezzo del ’30, ma senza targa o numero di telaio di quel periodo, non può finire nel mercato delle auto o delle moto storiche. Il quarantenne lo sa bene, così - questa la ricostruzione - cerca sui vecchi (e veri)registri i dati di mezzi immatricolati nei decenni passati. Quindi si mette al lavoro, falsifica targhe e telaio, poi vende. Ora rimane da capire - gli accertamenti sono ancora in corso - a cosa servissero, nell’ambito di questo disegno, le divise e i distintivi, il bastone e il tesserino. Le manette, per il quarantenne, non sono scattate: la flagranza di reato non c’è, ma la stradale non esclude di chiedere in un secondo momento una misura cautelare. Le indagini, infatti, proseguono per capire quanti siano gli acquirenti, quanto l’importo complessivo di quella che la dottoressa Di Vuolo definisce una truffa. Per truffa e ricettazione, infatti, è stato denunciato il quarantenne (che per reati affini ha già avuto problemi con la giustizia).

Chiara Sillicani

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