Sicurezza
Confartigianato denuncia: ko 58 imprese
Dall’incontro coi sindaci lunigianesi l’esigenza di un piano strutturale unico per salvare l’occupazione
AULLA. Un patto per lo sviluppo tra i sindaci della Lungiana e le imprese artigiane: di questo si è parlato in sala consiliare per iniziativa della Confartigianato alla presenza dei sindaci di Aulla, Filattiera, Fivizzano, Licciana Nardi, Mulazzo, Pontremoli, Villafranca e Zeri. Dai loro interventi sono emersi alcuni spunti di sicuro interesse, a partire dalle aree artigianali, sulle quali Confartigianato, pur comprendendo le esigenze dei singoli Comuni, ha sottolineato l'esigenza di arrivare a predisporre un piano strutturale unico per tutta la Lunigiana, con la possibilità che ogni singolo Comune adotti un suo regolamento urbanistico.
Tema delicato quello dell'"industria boschiva", che si trascina da anni: su questo Confartigianato ritiene che la questione debba essere affrontata nella sua interezza, contemplando anche la possibilità di realizzare impianti a biomasse che possano contribuire al risparmio energetico degli Enti locali e, conseguentemente, portare vantaggi ai cittadini. Sulla questione dello sviluppo del territorio, invece, è emersa l'esigenza di progettare insieme iniziative che vedano centrale il ruolo dell'impresa per garantire crescita economica e occupazionale. Altro aspetto: la condivisione nel considerare fondamentale l'alternanza scuola/lavoro, approntando iniziative per creare occasioni concrete di lavoro per i giovani, sia come occupati che come nuovi soggetti imprenditoriali. Fondamentale è stata ritenuta una programmazione comprensoriale e non più settoriale per evitare sovrapposizioni e sprechi di energie e risorse. Comune a tutti i sindaci presenti, poi, la consapevolezza che determinati provvedimenti locali discendono da imposizioni statali che riducono la figura del sindaco a mero esattore, ovvero a gabelliere per conto dello Stato.
Il presidente Confartigianato, Ezio Bertazzoni, ha fatto notare che nella realtà provinciale operano oltre 5mila e 500 aziende artigiane e oltre 3.500 piccole imprese, con un’incidenza occupazionale attorno alle 20mila unità. La Lunigiana rappresenta circa un terzo della stessa forza lavoro dell’artigianato, oltre alle realtà turistiche, commerciali e del comparto agricolo. «Nella nostra provincia, il cosiddetto modello di sviluppo – ha precisato Bertazzoni – è incentrato prevalentemente sulle piccole imprese: sarebbe velleitario metterlo in discussione». Tutto ciò non ci fa dimenticare l’importanza dell’artigianato di servizi tecnici e alla persona, di quello tecnologico, meccanico, tessile, le tintolavanderie, le sartorie, il settore dell’automotoriparazione, i fotografi, i restauratori, gli autotrasportatori e, infine, il comparto delle costruzioni, dove operano 3mila e 873 aziende (3mila e 156 edili e 717 impiantisti), da cui discendono 8mila e 247 unità lavorative. Nel comparto, nel 2014, hanno chiuso 275 imprese, di cui 26 impiantisti, determinando un saldo negativo, tra chiusure e aperture di attività, di 58 imprese. Inoltre, chiudono imprese strutturate e aprono ditte individuali, di cittadini stranieri o di ex dipendenti che hanno perso il lavoro. In questo quadro, tuttavia, il comparto delle costruzioni resta fondamentale per l’economia provinciale, anche per la creazione di opportunità occupazionali in ambiti strettamente collegati. (g.u.)
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