Sicurezza
Via i veleni dell’ex Damas Intervento da 549.000 euro
Dopo 15 anni i materiali tossici depositati vicino al Cermec saranno rimossi Appalto alla Ecomar, 400 big bags in discarica, lavori finiti entro metà del mese
MASSA. Saranno finalmente rimossi i “big bags” contenenti i rifiuti tossici stoccati nell’area di via Longobarda, tra il Cermec e la ferrovia. La Provincia, tramite procedura negoziata, ha affidato l’intervento di “Carico, trasporto, inertizzazione e conferimento a discarica di rifiuti pericolosi giacenti presso l’area ex Damas” alla ditta Ecomar Italia Spa di Collesalvetti (Li). Alla gara erano state invitate altre tre ditte: Lafumet Srl di Torino, Rari Srl di Livorno e Teseco Spa di Pisa. La Ecomar Italia si è aggiudicata l’appalto proponendo di fare i lavori con un ribasso del 8,1% sull’importo base d’asta, che era di 490.200 euro. Sommando l’importo netto del servizio (447.001,60 euro), gli oneri di sicurezza (3.800 euro) e l’Iva (22%), l’intervento avrà un costo complessivo di 549.977,95 euro, cofinanziato con 400mila euro dalla Regione. Adesso, dunque, una volta compiuti gli ultimi adempimenti burocratici, tra cui il controllo del certificato antimafia, si potrà procedere alla rimozione dei rifiuti dall’ex Damas, asportandoli completamente entro metà luglio.
Si tratta di circa 2.500 tonnellate di materiali, abbandonati da anni. Una specie di bomba ecologica, in cui la stessa Arpat ha riscontrato la presenza di piombo, mercurio e cadmio, classificando i materiali come “pericolosi”, “ecotossici” e “tossici per la riproduzione”, cioè capaci di provocare malformazioni congenite se inalati o ingeriti. Materiali che, oltretutto, rischiavano di diffondersi nella falda e nei terreni circostanti, attraverso il percolato che fuoriusciva dalle lacerazioni di alcuni big bags, ormai deteriorati e si riversava all’interno del Cermec. In precedenza queste sostanze erano stivate, sempre all’ex Damas, in 42 fatiscenti container, che si trovavano in quel luogo dal 2000.
Il caso esplose solo ai primi di gennaio del 2013, riaccendendo le mai sopite paure di un territorio che in fatto di inquinamento e veleni ha già dato troppo. La Provincia corse ai ripari, affidando, sempre alla Ecomar Italia ed ancora con procedura d’ urgenza, il compito di mettere in sicurezza i container, per un costo complessivo di oltre 170mila euro. I veleni, però, rimasero sul posto, stivati all’interno di circa 400 big bags, con le problematiche che tutti conosciamo. L’area in questione è di proprietà della FinLor, finanziaria della famiglia massese Lorieri, ma dai primi anni ’90 era stata usata, in affitto, da una ditta operante nel trattamento di rifiuti industriali, la Damas Srl, nata nel 1994, con sede a Sesto Fiorentino e dichiarata fallita dieci anni dopo dal tribunale di Torino. A destare preoccupazione era stata la scoperta che l’amministratore dalla Damas, Massimo Dami, fosse anche il titolare di un’altra azienda attiva nel campo dei rifiuti, la Masan Srl, con sede a Ronchi, il cui nome compariva nei documenti consegnati dal pentito della camorra Carmine Schiavone alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti nel 1997 e de-secretati solo nel 2013. Per bloccare la Damas, il cui amministratore negli anni ’80 lavorava con i Casalesi, sarebbe dunque bastato che quella commissione estraesse dagli archivi l’audizione di Schiavone. In essa c’era un segreto che i parlamentari avrebbero potuto togliere, risparmiando a Massa-Carrara di trovarsi, ancora una volta, al centro di un traffico di rifiuti poco chiaro e, soprattutto, molto nocivo alla nostra salute.
David Chiappuella
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
