Il Tirreno

Marmo, riparte il dialogo ma la distanza non è poca

di Giovanna Mezzana
Marmo, riparte il dialogo ma la distanza non è poca

Gli industriali: non tutti possono permettersi 15 euro di presenza al giorno I sindacati: le aziende hanno bilanci in netta crescita, i lavoratori meritano di più

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CARRARA. Quindici euro lorde al giorno in più per lavoratore contro due euro in più: è questo il terreno su cui si gioca il tiro alla fune tra sindacati del lapideo e Confindustria dopo cinque giorni di sciopero.

Ieri si è ricominciato a lavorare, oggi si riaprono le trattative con un incontro, dalle nove di questa mattina, nella sede degli Industriali. Mentre le parti discutono di soldi, esce uno studio dell’Isr della Camera di Commercio apuana, curato da Daniele Mocchi - di cui parliamo anche qui sotto - che mette in evidenza il balzo in avanti degli utili del settore estrattivo locale: le cave, per intenderci.

Ecco un dato in mezzo a tanti: dal 2012 cinquantuno imprese dell’estrazione – campione dell’indagine – hanno “recuperato” venti milioni di euro di valore della produzione, che si è quasi totalmente tradotto in utile netto (soldi veri, quelli che rimangono dopo aver saldato il Fisco) cioè in un margine positivo di sedici milioni e seicentomila euro nel 2013.

Non solo: la struttura dei costi (in genere fatturare di più significa incrementare le spese) è rimasta grosso modo quella del 2011, quando le stesse aziende perdevano cinquecentomila euro. Queste performance favolose riguardano le imprese di estrazione; e dati positivi ci sono anche per il segmento della lavorazione.

Ma vediamo perché le posizioni delle parti rimangono molto distanti.

L’aumento. I sindacati, compatti, chiedono 15 euro lordi in più di premio “presenza individuale”, voce giornaliera del salario di un lavoratore del lapideo; attualmente a questo titolo vengono riconosciute 4,50 euro in cava e tre euro al piano. Confindustria offre un incremento di due euro sia in cava che al piano rispetto alle attuali somme. C’è chi dice che la richiesta dei sindacati è solo una provocazione. Certo è che se il sindacato portasse a casa otto euro lordi al giorno di incremento per ciascun lavoratore del settore potrebbe considerarla una vittoria senza precedenti: la cifra coincide con ciò che si augurano. Vedremo: la trattativa riparte e non era scontato. Per Cgil la battaglia è tutt’altro che una mera rivendicazione salariale. «I lavoratori sono il traino della crescita che nel settore si è registrata – dice Paolo Gozzani, segretario generale della Camera del Lavoro apuana – Se c’è stato un andamento positivo, per qual ragione devono beneficiarne solo gli imprenditori? Se aumentano i salari, stanno meglio le famiglie, si dà respiro ai servizi, anche al mondo del commercio. Sappiamo quanto “nero” c’è alle cave, sappiamo dei soldi portati all’estero, come hanno rivelato le intercettazioni della guardia di finanza: noi vogliamo solo che questo bene, le cave, produca un “ritorno” per il territorio. La riapertura delle trattative è comunque un aspetto positivo».

La risposta. I sindacati sostengono che gli imprenditori utilizzino la Spada di Damocle della nuova legge regionale sui beni estimati per “ricattare” i lavoratori: in assenza di sicurezze, come è possibile investire, concedere aumenti, azzardare passi più lunghi della gamba? Tastando il polso a chi tutela gli interessi del mondo datoriale sarebbe invece un altro il motivo della bocciatura della richiesta. E cioè: è impensabile concedere un incremento generalizzato del premio perché non tutte le aziende possono permetterselo.

Passi per quelle che fanno estrazione e che vanno bene: anzi, alcune – saranno quelle delle favolose performance di cui si diceva? – avrebbero già concesso premi più interessanti ai propri dipendenti. Per una significativa quota dei 500 laboratori del piano, però, l’incremento salariale si trasformerebbe in una zavorra in termini di costi aziendali. Cosa inoltre complichi la trattativa per la Confindustria apuana è chiaro: «Il rifiuto categorico da parte del sindacato della nostra proposta di dare una svolta alla contrattazione integrativa territoriale»; che significa «puntare verso gli accordi integrativi aziendali così da poter diversificare tra azienda ed azienda, a seconda della capacità di reggere gli incrementi salariali»; in altri termini, e si ritorna al punto di partenza, le aziende che hanno performance migliori erogano premi più alti, mentre chi non le ha si tiene su premi più bassi, se non addirittura, li evita del tutto. Così vorrebbe il mondo dell’impresa. Vedremo come andrà a finire: stamani intanto si riapre il tavolo delle trattative.

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