Il Tirreno

Caduto dall’argine o spinto? Morte misteriosa

di Alessandra Vivoli
Caduto dall’argine o spinto? Morte misteriosa

Massa Carrara, identificato il corpo, è di un giovane di 24 anni. È morto annegato in quaranta centimetri d’acqua alle tre di notte

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ORTONOVO. È caduto dall’argine del fiume sotto l’Aurelia o è stato spinto? E in quei 40 centimetri di acqua in cui è annegato, è finito a seguito della caduta, dopo aver perso i sensi, o qualcuno lo ha trattenuto, con la faccia nel rigagnolo a cui è ridotto il Parmignola, fino a farlo morire?

Questi gli interrogativi ancora da sciogliere sul giallo del cadavere rinvenuto venerdì mattina sotto il ponte della ferrovia della via Aurelia, davanti all’azienda Gmp.

Non sono invece più un mistero le generalità del corpo ritrovato privo di vita. È un giovane di 24 anni l’uomo trovato morto l’altra mattina sul greto del fiume Parmignola, al confine fra Cararra e Ortonovo.

Un uomo che viveva in alloggi di fortuna, fra Marinella e Carrara, senza fissa dimora, ma che era venuto nel nostro paese con il miraggio di un posto di lavoro: in Italia c’erano già infatti due suoi cugini partiti molto tempo prima dal Marocco. Proprio per questo motivo, per cercare di rintracciare i parenti e dare loro la notizia del decesso, la Procura ha deciso di non fornire ancora le generalità del ragazzo morto, ma soltanto le iniziali, D.M.

L’esame autoptico ha sciolto alcuni nodi importanti relativi alla notte di venerdì.

L’ora della morte (l’autopsia è stata effettuata dal dotto David Forni della Medicina Legale di Pisa) è stata fatta risalire intono alle 3 di notte di venerdì. Chiara la dinamica: il ventiquattrenne è caduto dall’argine del Parmignola. E dopo un volto di circa tre metri ha sbattuto violentemente la mandibola sul greto del fiume. È precipitato quindi in avanti con la testa, aff9ogando in quaranta centimetri d’acqua. La causa della morte è l’annegamento ma sembra davvero difficile da comprendere dal momento che il torrente Parmignola, in quel tratto, sotto la via Aurelia, è quasi a secco, assomiglia più a un rigagnolo che a un fiume.

Resta il mistero su cosa possa essere successo prima e dopo la caduta. O meglio se il giovane è stato spinto o meno giù dall’argine. E, soprattutto, se qualcuno, da dietro, gli abbia tenuto la testa nella pozza d’acqua. Sul corpo non sono stati trovati segni di ferite o di colluttazione ma, stordito dalla caduta, l’uomo avrebbe potuto essere trattenuto per la nuca nell’acqua, fino a soffocare. Su questo vogliono fare chiarezza gli agenti della polizia che sono intervenuti, subito dopo il ritrovamento del cadavere, sul posto, avviando le indagini.

Gli elementi su cui ci si sta concentrando sono i 300 euro rinvenuti in tasca del giovane: una grossa cifra per chi vive in alloggi di fortuna, ma che potrebbero essere legati ad un giro di spaccio. La polizia sta passando al setaccio anche i due telefoni cellulari trovati in tasca al ventiquattrenne: proprio in queste ore si stanno chiamando tutte le utenze registrare nella memoria dei cellulari e sono cominciati i primi interrogatori delle persone contattate attraverso i due telefoni.

Nel frattempo la polizia, come avviene in questi casi, cerca testimoni. E invita a parlare a contattare il Commissariato qualora qualcuno, nella notte fra venerdì e sabato, abbia visto dei movimenti strani, sull’argine del Parmignola. Perché quel corpo sotto il ponte potrebbe non esserci finito da solo. Il caso del cadavere sul greto del fiume è quindi ancora lontano dall’essere risolto. La procura, intanto, sta cercando di rintracciare i parenti del giovane che vivono da tempo in Italia, anche per ricostruire gli ultimi movimenti del ragazzo dalla sua partenza dal marocco al ritrovamento, senza vita sotto il ponte della ferrovia lungo la via Aurelia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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