Il dolore
«Il proscioglimento non convince»
L’associazione Oro Bianco interviene sulla sentenza del gup per le tariffe
CARRARA. L'associazione Oro Bianco ha seguito con estremo interesse l'inchiesta avviata dal procuratore capo Aldo Giubilaro, che ha visto la richiesta di rinvio a giudizio, per presunti abusi nella gestione delle cave, di una quindicina di persone, tra cui il sindaco Angelo Zubbani, l'ex vicesindaco Andrea Vannucci, gli attuali assessori Giuseppina Andreazzoli, Dante Benedini, Massimiliano Bernardi, Giovanna Bernardini, i tre ex assessori Andrea Zanetti, Giovanni Nannini e Roberto Dell'Amico, i due dirigenti comunali Marco Tonelli, con delega al marmo e Stefano Pennacchi del settore finanze e i rappresentanti delle associazioni degli imprenditori Chiara Grassi (Legacoop), Massimo Maggiani (Api, piccole imprese), Gianfranco Oligeri (Confartigianato) e Antonio Chiappini (Cna). Oro Bianco, in particolare, dopo aver richiesto, invano, di costituirsi parte civile nel procedimento, prende ora atto della decisione del gup Antonia Aracri, che ha respinto la richiesta di rinvio a giudizio, prosciogliendo tutti gli indagati, con la motivazione che "il fatto non sussiste".
«Il dibattito -commenta Luca Albertosi, socio fondatore di Oro Bianco- avrebbe dovuto essere incentrato esclusivamente sulla violazione del Regio Decreto n. 1443 del 1927 (Legge Mineraria), con specifico riferimento all'articolo 14, che impone il rilascio di una concessione temporanea e onerosa per lo sfruttamento degli agri marmiferi comunali, primo capo di imputazione riportato negli avvisi di garanzia a conclusione delle indagini preliminari».
Tale illegalità, secondo Oro Bianco, «avrebbe potuto molto difficilmente essere disconosciuta, esistendo una lettera raccomandata del dirigente al marmo Marco Tonelli che, datata 30 settembre 2010, dichiara il mancato rilascio delle concessioni, in risposta ad una richiesta di accesso agli atti presentata un mese prima dal presidente di Legambiente Carrara Mariapaola Antonioli».
Un documento che, secondo Albertosi, sarebbe «presente in tutti gli atti delle varie denunce presentate». Oro Bianco ha poi voluto ricordare che la concessione è un contratto che tutela la parte pubblica. «In sua assenza -fa notare Albertosi- viene meno questa tutela a vantaggio della controparte. Questa violazione principe determina a cascata tutte le altre illegalità e non permette una corretta amministrazione della cosa pubblica».
L'associazione, quindi, «auspica che il procuratore capo, una volta ricevuta la motivazione scritta della sentenza, ricorra in appello, focalizzando l'attenzione sulla legge mineraria del 1927, articolo 14». Secondo Oro Bianco, inoltre, questo argomento, "di immediata compressione", verrebbe "continuamente evitato", allo scopo di creare "confusione e disinformazione" su un tema "di fondamentale importanza". Ad oggi, effettivamente, salvo tre casi isolati, il Comune non ha mai rilasciato alcuna concessione basata sul vigente Regolamento degli agri marmiferi. Delle 80 cave attive a Carrara, infatti, soltanto Boccanaglia "A" (cava n. 2), Valpulita (61) e Fosso Cardellino A (156) risultano lavorate da ditte che dispongono di regolare concessione, rilasciata dall'amministrazione nel rispetto dell'attuale normativa. Qualcuno potrebbe ribattere che per i restanti agri marmiferi siano ancora in vigore le concessioni estensi, ma così non è, poiché la sentenza della Corte Costituzionale n. 488/95 ha fatto carta straccia dell'editto del 1751. Di conseguenza, tutte le cave comunali, con l'eccezione dei tre casi citati, opererebbero senza lo strumento giuridico legittimante ed
indispensabile per l'escavazione.
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