Il Tirreno

Cave, altri cinque indagati

di Melania Carnevali
Cave, altri cinque indagati

Detriti, marmettola: al vaglio della Procura gli illeciti ambientali

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CARRARA. Cave e ambiente. Ci sono altri cinque indagati nella maxi inchiesta sugli illeciti ambientali nelle Apuane coordinata dalla Procura in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato. Dopo i primi controlli nel bacino di Miseglia, il mirino della giustizia si è spostato su Torano, dove sono state passate al setaccio quattro cave: la Poggio Silvestro A della Poggio Silvestri Marmi Srl, la Bettogli Zona Mossa di Aldo Vanelli Marmi, Bettogli B della Bettogli Marmi Srl, la Bettogli A di Vanelli Fernando di Vanelli Giorgio & C. sas.

In tutto, con la prima operazione, le cave finite nel fascicolo della Procura – per il momento – sono sette. Mentre gli indagati salgano a nove, tutti imprenditori. L'accusa è di frana e inondazione colposa: non avrebbero smaltito, per anni, forse anche decenni, i detriti provenienti dall'escavazione né tanto meno la marmettola, la polvere scarto di lavorazione del marmo, che mescolata all'acqua diventa una fanghiglia bianca capace di far seccare qualsiasi fiume. Li avrebbero invece abbandonati sistematicamente nei piazzali di cava, o dove capita, contro qualsiasi normativa in campo di rifiuti o di tutela ambientale, e da lì sarebbero rotolati giù nei corsi d'acqua, deviandoli, alzandoli, tappandoli per sempre, provocando continue esondazioni.

Come l'ultima del 5 novembre 2014, dove ci furono 450 sfollati e 140 milioni di euro di danni. O come le due del 2012, o come quella del 2003 dove perse la vita anche una donna di 76 anni, travolta dal torrente Carrione in piena. E così a ritroso negli anni. Il collegamento di questa indagine su illeciti ambientali a quella in corso sull'alluvione è quindi sempre più chiaro. Lo stesso procuratore, Aldo Giubilaro, titolare dell'inchiesta insieme al pm Elisa Loris, chiarisce durante la conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina e a cui ha partecipato anche la Forestale che «Non è un'indagine contro un'imprenditoria che dà lavoro e ricchezza, ma dobbiamo accertarci che le norme vengano rispettate per la tutela dell'incolumità dei cittadini». Le indagini in questa fase, come nella precedente, come ha spiegato il comandante regionale del Corpo Forestale, Giuseppe Vadalà, si sviluppano su tre livelli. In primis, sulla gestione dei ravaneti in quali abbondano nelle Apuane nonostante siano vietati.«Questi alterano l'assetto geomorfologico e idrogeologico di un territorio», chiarisce Vadalà. C'è poi la gestione della marmettola, la quale invece di essere stoccata e portata in discarica, o riutilizzata, viene abbandonata nei piazzali di cava, finendo nei corsi d'acqua«provocando danni allo stato biologico delle acque», informa il comandante provinciale del Corpo Forestale, Carlo Chiavacci. E infine c'è la questione puramente – se così vogliamo definirla - ambientale, quello della vicinanza di alcuni siti estrattivi con un parco, quello delle Alpi Apuane, area protetta e geoparco Unesco. Un'indagine complessa, articolata, nobile, che si pone l'obiettivo di individuare tutti gli illeciti che prendono vita sulle Apuane e cercare di rendere la convivenza fra le cave e i cittadini meno traumatica.

«Tutto quello che si fa a monte, ricade a valle», chiarisce infatti Chiavacci. In campo, insieme alla Procura, ci sono circa quaranta unità del Corpo Forestale, dei comandi provinciali di Massa Carrara, Lucca, Firenze, Prato, Livorno, Siena. Per il momento le indagini si concentrano sul Comune di Carrara, dove ci sono un centinaio di cave attive. Ma non è da escludere che i controlli si estendano anche a Massa e Montignoso, dove, benché insistano molte meno cave rispetto a Carrara, esistono le stesse problematiche: fiumi che si colorano di bianco con la pioggia, alvei pieni di detriti di marmo e tanta voglia di chiarezza.«Le indagini proseguono con la dovuta continuità – commenta il pm, Elisa Loris – Non vogliamo assolutamente penalizzare un settore che dà lavoro a un territorio, ma bisogna verificare, qui come altrove, che tutto avvenga secondo la normativa. Ed è ciò che stiamo facendo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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