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Piper precipitato a Campocecina, ancora un’attesa

Piper precipitato a Campocecina, ancora un’attesa

Il gup si è riservato sulla richiesta di un supplemento di indagini sull’incidente avvenuto nel febbraio del 1992

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CARRARA. Piper precipitato a Campocecina: il giudice si riserva sulla richiesta di supplemento di indagini sul caso.

Si è conclusa così l'udienza avanti al gup del Tribunale di Massa sulla richiesta della Procura di ulteriori termini di indagine relative alla morte, il 2 febbraio 1992, del tenente colonnello Alessandro Marcucci e dell'avvistatore Silvio Lorenzini.

Il difensore della famiglia Lorenzini e dell'Associazione Antimafie Rita Atria, avvocato Goffredo D'Antona, ha ribadito la fondatezza dell'esposto con il quale tre anni fa è stato riaperto il caso, l'inconsistenza scientifica di quella che è stata definita la "super perizia" e soprattutto la necessità di sviluppare ulteriori indagini alla luce delle controperizie presentate dai consulenti dell'Associazione Antimafie "Rita Atria".

L'avvocato D'Antona ha sottolineato nello specifico come alcune affermazioni contenute nella perizia dei consulenti della Procura fossero «prive di fondamento e prive di evidenza scientifica riallacciandosi anche alle perplessità che la stessa Procura ha manifestato nella richiesta di ulteriori di indagini».

Dal punto di vista relativo al giudizio politico l'Associazione Antimafie Rita Atria comunicherà le proprie riflessioni a seguito dello scioglimento della riserva da parte del giudice. «Possiamo solo anticipare - si legge nella nota dell’associazione - che ad oggi la strada intrapresa e l'insistenza con la quale stiamo chiedendo l'accertamento della verità, al fine di giustizia, sia quella rispettosa dell'oggettività dei fatti. Fatti, che a nostro giudizio, depongono per una soluzione evidentemente delittuosa».

Servirebbe quindi un’altra superperizia (la prima era corredata di un dvd in cui sono state registrate le fasi non solo delle autopsie, ma anche della riesumazione dei corpi delle vittime)sui resti dell’aereo trovato a Campocecina per stabilire se quell’incidente, avvenuto il 2 febbraio del 1992, che costò la vita al tenente colonnello Alessandro Marcucci e all’avvistatore Silvio Lorenzini fu un attentato, come sostengono l’associazione antimafie Rita Atria e i familiari delle vittime, oppure no. Decisione questa impugnata da quelli della Rita Atria.

Per l’associazione Antimafia “Rita Atria”, che ha fatto riaprire le indagini con un esposto, non si trattò di un incidente, ma di un duplice omicidio legato alla strage di Ustica. Il 2 febbraio 1992 i piloti Alessandro Marcucci e Silvio Lorenzini a bordo di un velivolo antincendio si schiantarono in condizioni di ottima visibilità sulle montagne di Carrara dopo essere decollati dall’aeroporto del Cinquale a Montignoso. Da marzo del 2013 la procura di Massa ha riaperto il caso con l’ipotesi di reato di omicidio contro ignoti, grazie alle pressioni di associazioni antimafia. Un elemento che fa propendere per l’ipotesi dolosa è che Alessandro Marcucci era un ex pilota dell’aeronautica militare coinvolto come testimone nell’inchiesta per la strage di Ustica.

(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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