Il dolore
La rabbia degli operai: ascoltateci
L’appello in consiglio comunale dei lavoratori Nca. Accuse all’azienda per i 40 “confinati” in un capannone
CARRARA. Non sono contenti. Lo hanno detto in tutte le salse, e chiedono un interessamento concreto ai politici, a chi amministra la città, a tutto il consiglio comunale dove ieri hanno lanciato il loro appello. Perché continua il braccio di ferro fra i lavoratori dei Nuovi Cantieri Apuania e la proprietà. Lo stabilimento è stato acquisito dal gruppo Tecnomar Admiral di Giovanni Costantino, con un’operazione per salvare la realtà produttiva, che ha visto impegnati Ministerodello sviluppo economico, Regione, Provincia, Comune, sindacati. Dalle navi mercantili agli yacht, con un piano industriale su cui si è basato un accordo siglato a Roma nel 2012. L’impegno aziendale è riassorbire un preciso numero di cassintegrati. La Cig è terminata a dicembre 2014. Oggi dei 105 dipendenti da riassorbire, 40 sono tenuti in una sorta di confino: prima nella ex mensa, ora in un capannone aziendale a qualche chilometro dal cantiere. Stipendi pagati ma lavoro no. Una situazione che gli operai vivono male e ritengono umiliante. E a loro non basta sentir dire all’azienda che ad esempio c’è la crisi nel mercato russo.
Ieri in consiglio comunale è stata data la parola a un rappresentante della rsu, Manuele Peselli: «In un incontro dieci giorni fa in Assindustria abbiamo chiesto che l’azienda ci spieghi i futuri carichi di lavoro. Ci sono sei yacht in cantiere, in consegna per il 2016, ma non vengono occupati tutti i lavoratori. Da gennaio 2015, 40 sono inoperosi, ora collocati in un capannone della zona industriale, in compagnia di venti tavoli e dieci sedie, ci contestano ogni tanto varie cose». Gli operai temono pretesti per licenziamenti, attraverso provvedimenti disciplinari. Chiedono quali prospettive ci saranno dal 2016.
E soprattutto hanno sollecitato la convocazione di un consiglio comunale straordinario, già chiesto da mesi, per la questione del cantiere. In questo clima di grande amarezza e preoccupazione, nel mirino dei lavoratori e dei sindacati, ci sono le concessioni trentennali che sono state date all’azienda sull’area produttiva. Fino al 2042.
In sostanza, come hanno poi detto al di fuori del consiglio comunale i sindacalisti (Paolo Gozzani, Giancarlo Leorin, Alessio Castelli) e la Rsu, da una recente assemblea («svoltasi davanti alla portineria perché l’azienda voleva farcela fare nel capannone Tecnomar in zona industriale») è scaturita la richiesta di conoscere i piani aziendali e avere un incontro al ministero. «La politica, dal governo in giu, non può accettare che 40 persone vengano tenute in un capannone dismesso. Non può accettarlo neppure la città. Chiediamo un incontro urgente al ministero per far uscire quei 40 dal capannone e farli lavorare. Pare che le prospettive per reimpiegarli non ci siano. Il territorio ha riposto aspettative verso la proprietà». Alla fine, dopo frecciate dell’opposizione, è stata approvata all’unanimità in consiglio una mozione per la convocazione quanto prima di una seduta straordinaria per il cantiere. Il consigliere Massimo Menconi (Prc) ha dato un pizzicotto al Pd: «La situazione è di stallo, avevo proposto la mozione in aprile e maggio. La mozione serviva». Il sindaco Zubbani ha spiegato che in questi mesi ci sono stati tentativi per risolvere la questione da parte sindacale e, «su mia richiesta», della Provincia. «L’azienda agli incontri si è presentata con i legali». Parla dei lavoratori «confinati», passati dalla ex mensa al capannone, del dialogo «non facile con l’azienda» scelta, fra le manifestazioni di interesse per il cantiere, perché, ha rimarcato il sindaco, «dava più garanzie». «Abbiamo concesso un nuovo capannone per favorire la produzione. L’azienda non può accampare che il territorio gli si sia messo di traverso. La concessione trentennale è stata avallata dal comitato portuale di cui faccio parte. Se si ritiene che al sindaco venga dato il mandato, perché sia messa in discussione la concessione...». Un messaggio preciso. Così, la vertenza Nca che sembrava risolta con l’arrivo di un privato, è ancora sulle braci. Mentre il territorio sembra un po’ sordo ai lamenti dei lavoratori.
Cinzia Carpita
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