La manifestazione
Crollo sul Carrione, la ditta non sapeva dei rischi
Uno degli imputati al processo: «Nessuno ci aveva detto che la zona era ad elevato pericolo»
CARRARA. La ditta che doveva cercare eventuali ordigni bellici seppelliti nel letto del Carrione neanche sapeva che stava lavorando, con ruspe e benne, tra edifici a elevato rischio di crollo. E i rapportini di fine giornata, redatti dal capo cantiere (in cui veniva riassunto ciò che era stato fatto), non venivano firmati dal direttore dei lavori.
A raccontarlo, davanti al giudice Fabrizio Garofalo, nell’aula del tribunale di Massa dove è in corso il processo per il crollo della palazzina sul Carrione, vicino al ponte Baroncino avvenuta nel 2010, è Paolo Fredducci, responsabile tecnico della ditta Abc Generale Engineering, che era incaricata di eseguire lavori di bonifica bellica nel fiume.
Fredducci è imputato nel processo, assieme agli ingegneri Pietro Orsini e Nicola Festa, direttori dei lavori dei lavori di risagomazione dell’alveo del torrente Carrione nel centro storico; al dirigente dell’ufficio Opere pubbliche del Comune e responsabile unico del procedimento, ingegner Sergio Alteri; al direttore dei lavori della ditta Coestra, aggiudicataria dell’appalto per la risistemazione dell’alveo del Carrione, Gianluca Dei.
Quella palazzina di tre piani di via Carriona, affacciata sul torrente si sbriciolò come se le fondamenta sotto fossero state tolte. E in effetti, qualcosa del genere era successo. Gli appartamenti erano stati sgomberati poche ore prima, dopo gli allarmi degli stessi abitanti che sentivano i gemiti delle pareti, sentivano vibrazioni paurose, vedevano cadere calcinacci mentre sotto, nel Carrione, le ruspe lavoravano. Era il 2 novembre del 2010, gli interventi sul letto del fiume dovevano servire a mettere in sicurezza il corso d’acqua dopo l’alluvione. Fu peggior rimedio del danno.
Ma furono davvero le ruspe in azione sul Carrione, che tra l’altro demolirono il “bauletto” in cemento che racchiudeva le tubature fognarie e, come sostenuto dalla procura aumentarono la pendenza del letto del fiume, e di conseguenza la velocità dell’acqua e la sua forza erosiva, a provocare i disastro? E quale tra gli interventi messi in atto deve intendersi come eventuale concausa diretta del crollo?
L’interrogatorio fiume di Fredducci condotto dalla sostituto procuratore Alessandra Conforti e delle parti civili non ha certo portato a risposte definitive.
Ma ha messo in luce alcuni aspetti forse anomali della vicenda. Come, appunto, il fatto che nè la Coestra nè il Comune, nè altri avessero informato la Abc – almeno così ha riferito Fredducci – che stava lavorando in un contesto a rischio, dove c’era stata una recente alluvione, dove la stabilità degli edifici costruiti sulle sponde era “ad alto rischio”.
Il processo, insomma, sarà ancora lungo e non è escluso che, su richiesta delle parti, il giudice ordini una super perizia su tutto quanto accaduto. Mentre i tempi della prescrizione si avvicinano.(c.f.)
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