Sicurezza
Vandali a Marble Weeks: rotta la maniglia della Cadillac di Marmo
L'opera fu realizzata nel 1986 da un blocco unico da 70 tonnellate nei laboratori Sgf: è già stata acquistata da un acquirente straniero
CARRARA. Vandali hanno rotto una maniglia della Cadillac di marmo che è esposta in città nell’ambito della rassegna Marble Weeks.
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La vettura di marmo è imponente: lunga 545 centimetri, alta 165, larga oltre due metri e pesante 14 tonnellate, fu realizzata nel 1986 dall'artista Roland Baladi negli studi Sgf di Silvio Santini, Paolo Grassi e Mario Fruendi a Torano, partendo da un blocco da 70 tonnellate estratto nella cava “Cardellino”. E' un'icona della Pop art.
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“Siamo addolorati e amareggiati per un atto grave e inqualificabile. Rovinare, irrimediabilmente e senza nessun motivo, una scultura che è stata esposta per rappresentare alla Città e ai suoi ospiti le tante ricchezze di cui Carrara dispone, è un atto che deve far riflettere ben oltre le conseguenze del danno arrecato. E’ una scultura che ha una storia e che testimonia le grandissime capacità del gruppo di scultori che l’hanno realizzata ma è anche un esempio di creatività legata all’uso più alto e nobile del marmo.” Il presidente di IMM/CarraraFiere, Fabio Felici, commenta con amarezza il danno subito ad opera di ignoti dalla famosa Cadillac scolpita in un unico blocco di marmo dagli scultori dello studio SGF, esposta nella centralissima piazza Mazzini in occasione di Carrara Marble Weeks prima di essere consegnata ad un acquirente straniero e dunque per l’ultima volta in città.
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“Ci siamo impegnati per fare sì che questa scultura potesse essere ammirata da tutti prima di una partenza definitiva ed eravamo convinti che questa opportunità fosse colta con la considerazione e il rispetto dovuti. In tanti lo hanno apprezzato ma è bastato un gesto irresponsabile perché questo risultato fosse vanificato. Le opere d’arte, in ogni città, sono collocate sulle piazze e nei luoghi più prestigiosi e sono affidate alla cura e all’amore dei Cittadini che devono custodirle come un bene della comunità che, in questo caso, ha concorso a realizzarla con il suo marmo e i suoi scultori. Ci auguriamo che il responsabile, o i responsabili, si rendano conto della gravità del gesto e se ne assumano le responsabilità”.
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