Lutto
L'addio al sindacalista poeta Massimo Baratta
Aveva scritto: "Sorridi alla vita che ti volta le spalle". Tanta gente in piazza a Carrara davanti alla bara ha ricordato le sue idee e il suo impegno
CARRARA. «Come il sole buca le nuvole e fa bucare i tetti sorridi alla vita che ti volta le spalle”. Così scriveva Massimo Baratta, definito «l’uomo tenero e roccioso», in un suo sonetto letto da Mario Ricci in piazza 27 Aprile ieri mattina 29 giugno, dove tanta gente si è radunata davanti al feretro coperto di fiori rossi e con la bandiera di Sel, per dare l’ultimo saluto al sindacalista-politico-poeta.
L’infarto che lo ha colpito a 62 anni, di notte in casa, nel sonno, ha lasciato tutti senza parole. Tutti coloro che lo conoscevano: sono tanti e si tratta di una lunga a variegata conoscenza che ha dato vita a un ricordo articolato di questo carrarese il cui impegno per il territorio, - è stato detto - non ha avuto il meritato riconoscimento nel corso degli anni.
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In piazza due o trecento persone: si sono visti sindacalisti della Cgil di ieri e di oggi, rappresentanti politici, membri dell’Anpi, i titolari del bagno Nettuno che Massimo Baratta da anni frequentava. E tantissimi amici di Massimo Baratta, che uscendo di scena all’improvviso, ha fatto da catalizzatore creando un ponte fra passato e presente in quel fazzoletto di Carrara est dove la cerimonia laica si è svolta, dando lo spunto, a chi è intervenuto per ricordarlo, per parlare della Carrara di ieri, delle lotte sindacali, e dei sogni su un futuro migliore che non devono morire.
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Baratta le sue idee tenaci e precise, le ha vissute politicamente nella sinistra, dal Pci, a Rifondazione comunista a Sel. E nei vari passaggi da un partito all’altro non è mai stato additato come colui che se ne è andato via, ma come colui che seguiva il suo percorso. I suoi convincimenti. Senza clamori, pacatamente.
La compagna Albina Volpi è passata da un abbraccio all’altro, di quanti le sono voluti stare vicino nel dolore, e continuava a dire: «Non mi rispondeva al telefono...». La figlia Tilde ha potuto sentire tutto l’affetto della gente per suo padre.
Martina Nardi (Pd), lo ha definito un uomo tenero, pacato, disponibile, mai arrabbiato, sempre con il sorriso sulle labbra. Fausto Bertinotti grande amico di Massimo Baratta, ha inviato un messaggio: «Spesso non gli è stato riconosciuto quanto meritava. Ha attraversato un mondo grande e terribile preservando la sua tenerezza. Ci mancherà».
Piercarlo Albertosi, suo amico da una vita, «non solo per affinità politica e sindacale», ha ricordato che non aveva ancora 30 anni Massimo Baratta quando divenne segretario della Funzione pubblica Cgil. «Una persona solare, umile ma rocciosa nell’argomentare i suoi punti di vista. Aveva capacità di ascoltare e dava suggerimenti morbidi. Io poi sono diventato suo segretario politico. Ci fu un momento prima della scissione di Rifondazione comunista, in cui il Comune che sostenevamo nella maggioranza, ci chiese indicazioni per un incarico amministrativo. Optammo per le Farmacie comunali e proponemmo Massimo. Venne accettato e la sua presidenza fu un’esperienza positiva, portò al risanamento delle Farmacie e in consiglio fu presentato il bilancio in positivo. La città perde una grande persona».
Ivana Bertonelli ha ricordato che Baratta diceva sempre “la storia siamo noi”. «Ha spalancato le porte a un movimento sindacale ancora chiuso alle novità».
Nella piazza con il monumento ai Caduti sul lavoro, le parole per Baratta hanno circondato, abbracciato, il feretro. Sono state lette poesie: una di un artista libanese, un’altra di Fernando Pessoa intitolata “Il violinista pazzo”: “La sua strana musica infuse in ogni cuore un desiderio di libertà”, dice una strofa.
E ancora ricordi di amici: «Diceva cose gravi e serie con leggerezza e autoironia. Era un grande amante della vita». E poi da una raccolta lirica di Baratta, “L’Eremo assediato”, viene letta la poesia “Uomini” ,che parla del ciclo vitale.
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L’assessore Giovanna Bernardini porta il saluto dell’amministrazione comunale (fra la gente in piazza l’assessore Giuseppina Andreazzoli, Luca Ragoni presidente del consiglio): «Con Massimo ci unisce l’idea di un mondo migliore per tutti. Ne parlavo spesso con Massimo. Ho nostalgia della sua sinistra».
Poi Nicola Toscano imbraccia la chitarra e intona “Bella ciao”. Suona accanto alla bara con i fiori rossi. Suona per Massimo, un inno storico alla libertà. Il feretro lascia la piazza, e si avvia accompagnato dagli sguardi commossi di commiato, verso il cimitero di Turigliano.
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