Gioco
La poetica del dolore: imbraccia la chitarra e canta alla maturità
I professori applaudono Filippo Nicolai: all’esame spazia da Dante a Vecchioni, poi fa parlare la sua musica
CARRARA. Suo nonno, il noto avvocato Paolo Barsotti, scomparso, a sentirlo sarebbe stato fiero di lui che intende seguire le sue orme e iscriversi alla facoltà di giurisprudenza. Filippo Nicolai, 19 anni, non ha parlato di leggi, ma all’esame di maturità terminato per lui ieri, al liceo classico Repetti, ha dimostrato di sapersi destreggiare bene con i concetti e le parole, ed ha stupito tutti con la tesina sulla poetica del dolore, spaziando da Dante fino a Vecchioni e De Andrè, e terminando con un’esibizione musicale: a un certo punto ha imbracciato la chitarra e cantato una sua composizione sul tema. Strappando gli applausi dei professori, dell’intera commissione d’esame.
«Dovendo scegliere una tesina, ho deciso l’argomento sulla poetica del dolore, affrontando un viaggio letterario partendo dalle lacrime degli antichi eroi da Enea a Odisseo. La concezione delle lacrime che avevano i greci, era positiva, perché davano dimostrazione di virilità e forza, erano qualcosa di simile al liquido cerebrospinale. Ho parlato di Dante, dell'Inferno – racconta Filippo - del fatto che è la cantica preferita dalla maggior parte dei lettori della Divina Commedia che restano coinvolti dal racconto di Dante sulla sofferenza dei dannati. Poi ho parlato di Leopardi: per il quale l’unico modo per affrontare le sofferenze quotidiane sarebbe il “non essere”, ma secondo me non era poi così pessimista sulla vita; in realtà nell'ultima parte della sua opera letteraria afferma la sua infelicità e sceglie la morte piuttosto che sottomettersi all'infelicità e quindi è eroico. Poi ho parlato di Montale citando due componimento da Ossi di Seppia».
L’esame, anche se terminato da ore, gli è rimasto tutto in testa. Perché la poetica del dolore l’ha fatta arrivare fino ai nostri giorni, e così ha parlato dei cantautori come Roberto Vecchioni e Fabrizio De Andrè. Sottolinea che «il giorno dell’esame era anche l’anniversario della morte di mio nonno...». Lì ad assistere alla sua prova della maturità, c’era la nonna («è stata molto fiera di me»), la mamma, due zie, la sorella più piccola, amici. «Quando ho finito di parlare la presidente della commissione e la prof di filosofia Serena Conti, mi hanno chiesto se avevo portato la chitarra». Nella scuola tutti sanno della sua passione per la musica. Aveva suonato a scuola anche in una festa di Natale. «Così ho cantato "Sotto l'abete" scritta il 19 dicembre 2013, in un momento triste per me», per chiudere il tema delle lacrime. «Io preferisco le materie umanistiche, andrò a giurisprudenza, mio nonno mi ha lasciato il desiderio di seguire le sue orme, anche se il confronto con lui, è arduo. Ma coltivo il piccolo sogno di poter essere un musicista. Studio alla scuola Musicantiere di Carrara e faccio la gavetta nei locali, dove mi accettano. Faccio sentire mia musica».
Con la scuola ha visitato i luoghi delle foibe. «Abbiamo fatto un viaggio della memoria. Abbiamo realizzato un video e occorreva una colonna sonora». Ci ha pensato lui, naturalmente: parole e musica. «Racconta la storia di una ragazza del ’43, vittima delle foibe». Al suo esame di maturità ha voluto essere presente anche la sua preside delle medie inferiori, Mirella Cocchi: «Quando ero alle medie sono uscito con dieci e lode. Lì ero uno studente modello. Ora…». Ironizza su se stesso, ma che dire? E’ così che si cresce.
Cinzia Carpita
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