Il Tirreno

Truffa alla Telecom, sentenza più vicina

Contratti fasulli per oltre 250.000 euro, fax e telefoni rivenduti. A processo dieci persone

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CARRARA. Battute finali per il processo che vede imputati Enrico Borghini e altre 10 persone accusate di truffa ai danni della Telecom. Nell’udienza di ieri mattina, in tribunale a Massa, anche in virtù della rinuncia da parte dell’avvocato Ferdinando D’Aiello alla escussione di un testimone della difesa, il giudice Fabrizio Garofalo ha dichiarato chiusa la fase dibattimentale e ha fissato per il 5 ottobre prosimo alle 12 una nuova udienza che servirà per la conclusione delle parti (pm, parti civili e difesa) e per la sentenza.

La vicenda risale al 2009, quando un’indagine delle Fiamme gialle scopre un ingegnoso sistema per fare soldi, secondo l’accusa del tutto truffaldino. In sostanza, la “banda” finita a processo aveva stipulato una sessantina di contratti, rivelatisi poi fasulli, con cui venivano comprati - senza poi che venissero però pagato - materiali tecnologici e impianti telefonici della Telecom: dai fax alle segreterie fino ai telefoni di ultima generazione. Tutto materiale che, in un secondo tempo - sempre secondo l’accusa - sarebbe stato rivenduto. Quella che è emersa è una maxi truffa da oltre 266mila euro alla Telecom.

La Procura ha individuato come presunti esecutori e “menti” della truffa Enrico Borghini, carrarese, che era quello che sottoscriveva i contratti; la moglie Tiziana Ricci di Sarzana (assistiti dall’avvocato Mauro Vignale del foro di Pisa) e Claudio Scalzini, di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, agente della Telecom all’epoca dei fatti. Era quest’ultimo, secondo la ricostruzione dell’accusa a occuparsi dell’attivazione delle linee (quindi della fornitura dei computer). Ma imputati con lo stesso capo di accusa: truffa ai danni della Telecom, sono finite anche altre sette persone, quelle i cui nomi compaiono su alcuni contratti. Si tratta di Primo Ambrosi, Roberto Pucci e Isolina Borghini, tutti e tre carraresi. E ancora Carlo Bardazzi, pratese, Werther Monti, bolognese, Massimiliano Contegiacomo, di Battipaglia e Annunziata La Pasta, napoletana (alla sbarra anche una undicesima persona che è, però, deceduta). Secondo la Procura i sette hanno agito come prestanomi di Borghini, anche se di fronte al giudice monocratico Fabrizio Garofalo e al pm Marco Rappelli, molti hanno negato di aver mai sottoscritto i contratti spiegando di non aver visto neppure l’ombra di un computer.(c.f.)

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