Il Tirreno

Scuola, protesta dei sindacati sotto le sede del Pd

di Melania Carnevali
Scuola, protesta dei sindacati sotto le sede del Pd

Bandiere, slogan e striscioni contro la politica di Renzi «Spaventa, tra l’altro, la chiamata diretta dei docenti»

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MASSA. «Vergogna, vergogna». E «noi non ci fermiamo». A Massa come a Roma: giovedì 25 sera il Partito democratico è stato contestato con bandiere, slogan e uno striscione appeso proprio sotto la sede in via Dante. Il motivo? L'approvazione da parte del Senato della riforma della Buona Scuola di Renzi, attraverso un voto di fiducia voluto dallo stesso premier: 159 voti favorevoli, 112 contrari, nessun astenuto. Una maggioranza risicata, vista anche la decisione di non partecipare al voto di alcuni senatori dissidenti del Pd, come Corradino Mineo, Walter Tocci, Roberto Ruta e Felice Casson, che, secondo chi è sceso in piazza giovedì sera, «è un atto di forza, da caudillo», come commenta a margine della serata Cristina Ronchieri, dei Cobas.

«La decisione del governo di procedere sulla riforma con un maxi emendamento è l'ennesimo atto di arroganza nei confronti della scuola, del parlamento e del Paese», dicono all'unisono poi i sindacati. L'appuntamento era in piazza Mercurio, alle 21, per un presidio organizzato in maniera unitaria da tutte le sigle sindacali (Cobas, Cgil, Uil, Cisl, Snals e Gilda). Almeno 150 i partecipanti: c'erano studenti ed ex studenti, docenti, precari e non, personale Ata, genitori. C'era anche l'Anpi con la sua bandiera rossa.

«Che futuro ha la scuola pubblica se vengono finanziate solo quelle private?», si chiede Donatella Giovanelli, presidente del consiglio d'istituto di Fosdinovo e mamma di tre figli. «Già adesso le scuole sono in affanno possiamo immaginarci come saranno fra qualche anno – continua – E un'altra cosa che mi spaventa è la chiamata diretta dei docenti: in questo modo verrà a mancare la continuità della didattica». In piazza sono stati letti paragrafi di Piero Calamandrei, famoso per il suo discorso a difesa della scuola pubblica nazionale, di Domenico Starnone e la sua “scuola migliore”, e addirittura del Vangelo. «La scuola pubblica ha una deriva aziendale – commenta Mirco Taddeucci, studente – Mi preoccupa dover fare un tirocinio non retribuito, come mi preoccupa la possibilità di avere docenti non qualificati per effetto della chiamata diretta del dirigente».

«Per noi non è previsto niente in questa riforma se non continui tagli», aggiunge Caterina Bischetti in rappresentanza dell'Ata. Uno slogan dietro l'altro, una marea di commenti. Poi i manifestanti si sono spostati in via Dante per portare la contestazione proprio sotto casa Pd. «La grande partecipazione alle azioni di protesta– commenta la Ronchieri – dimostra che è sentito lo strappo con questo governo, perché la categoria contraria al disegno di legge non è mai stata ascoltata. Questo è un atto di forza». Con il via del Senato il ddl torna alla Camera. Le iniziative di protesta però non si fermeranno. I Cobas intanto invitano i docenti a votare nei collegi contro il Rav, lo strumento di misurazione della qualità scolastica perno del ddl della Buona Scuola. «Uno strumento che prende in considerazione solo alcuni aspetti dell'attività scolastica – fa sapere Francesca Innocenti, insegnante precaria – e che insiste sulla centralità dei discutibili Invalsi quale misurazione della qualità degli studenti».

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