Il Tirreno

Scatta la protesta al polo dell’istruzione

di Fabrizio Palagi
Scatta la protesta al polo dell’istruzione

Subito rimossi gli striscioni esposti dopo l’alba. La rabbia dei genitori: imbavagliata una libera manifestazione di dissenso

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AULLA. Non ha trovato lavagne, bensì teli bianchi su cui evidenziare lo stato d’animo di alcuni dei tanti genitori che mandano, da anni, i figli nelle aule container, la mano anonima che ha prima confezionato e poi affisso degli striscioni di protesta, di fatto appendendoli in prossimità del nascituro polo dell’istruzione dove ci sono le famose scuole dei moduli e, ci saranno, le aule vere e proprie.

Niente lavagne (tanto per restare in clima scolastico), dunque, ma scopo egualmente raggiunto e cioè, far salire il malumore latente delle famiglie, un po’ frenato dall’arrivo delle vacanze estive, ma sempre pronto a deflagrare quando se ne presenta l’occasione.

E ieri mattina, di buon’ora, chi transitava dalle parti del cantiere attiguo alle scuole nei container, non ha potuto evitare di indirizzare lo sguardo sulle scritte rosse e blu dipinte sui bianchi teli esposti a tappeto.

Frasi concise e penetranti, con l’iniziale di qualche parolaccia, terminata con i classici puntini puntini. Tra i passanti, anche alcuni genitori che da uno o più anni, accompagnano i figli a scuola e vanno a recuperarli al termine delle lezioni.

In un attimo la notizia è rimbalzata in città e poi trasferita sul web, con l’invito ad andare a vedere i famosi striscioni che, con tutta probabilità, sono stati esposti durante la notte o poco prima dell’alba.

Ma coloro i quali hanno risposto in ritardo al tam tam, arrivati nella ex area ferroviaria dove è aperto il cantiere per le nuove scuole, non hanno trovato i famosi striscioni, visto che mani altrettanto ignote li avevano appena rimossi.

La scoperta di ciò ha però originato una reazione uguale e contraria, facendo di fatto affluire in loco numerose mamme, alcune delle quali sono passate all’azione.

In redazione sono infatti giunte telefonate sia preoccupate che rabbiose, tramite le quali veniva espresso lo stato d’animo di gente che, usando le parole scandite con cellulare «è stanca di aspettare che promesse vane vengano mantenute».

«Alla fine di questo anno scolastico - dice una mamma - eravamo fiduciose che il prossimo sarebbe stato frequentato, almeno in parte, in aule vere dai nostri figli. Ma la notizia di questi giorni, riguardante un canale scolmatore sotto il cantiere per il polo dell’istruzione, ci costringe a pensare che i tempi per ottenerlo saranno lunghissimi. Inoltre, il fatto che degli innocui striscioni di protesta sia stati rimossi subito, non si sa da chi, ci induce a credere che sia stato compiuto un atto antidemocratico. Purtroppo questa è la realtà delle cose, un fatto che crea ulteriore disagio a chi ne ha già sofferto tanto e che mette il bavaglio a una libera manifestazione di protesta. Siamo preoccupati per il futuro scolastico dei nostri figli e c’è, tra noi, chi dice che molti di loro termineranno nei container il ciclo della scuola dell’obbligo, vale a dire, otto anni o giù di lì tra elementari e medie».

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