La manifestazione
Doping, condannati 4 ciclisti amatoriali
Massa, nelle loro urine erano state trovate sostanze che alterano le prestazioni: 2 mesi (pena sospesa) e 2.000 euro di multa
MASSA. La difesa gioca tutte le su carte, ribadisce che giustizia sportiva e giustizia penale camminano su due binari diversi. E, soprattutto, punta il dito su errori procedurali nella raccolta dei campioni di urine di quattro ciclisti amatoriali. Ma l e argomentazioni non convincono il giudice monocratico Fabrizio Garofalo che condanna per doping Antonio De Rosa, Juri Gorini, Simone Sguerri e Ubaldo Gavarini. Due mesi (con sospensione della pena) e 2.000 euro di multa ciascuno.
I fatti risalgono al 2009 quando parte una mega indagine sul mondo del ciclismo e nell’inchiesta rimangono coinvolti anche i quattro imputati che in sella alla bici salgono solo per passione: nella vita fanno tutt’altro. “Pesci piccoli” li definisce il loro avvocato, «gente che corre gare amatoriali per amore delle due ruote, che non trae profitto dalla vittoria». Ai quattro la procura contesta l’utilizzo di farmaci o comunque sostanze farmacologiche attive, in grado di alterare le prestazioni sportive. I controlli scattano, dicevamo, nel 2009: il 24 maggio ad Arpiola di Mulazzo, dopo una gara, risultano positivi Ubaldo Gavarini e Antonio De Rosa.
Il 16 giugno, in occasione della 42esima edizione del Giro della Apuane, nuove verifiche antidoping. E a finire nella rete dei controlli sono Juri Gorini e Simone Sguerri. Scatta la denuncia e i 4 ciclisti si ritrovano a processo.
Ieri mattina, di fronte al giudice Garofalo, l’ultima udienza. Sul banco dei testimoni siede il luogotenente dei Nas che si è occupato di svolgere le indagini. È lui a ricordare che nelle urine di tre degli imputati (Gavarini, De Rosa e Gorini) è stata rilevata presenza di corticosteroidi. Diversa la sostanza rintracciata nel campione prelevato a Sguerri: un diuretico, utilizzato a scopo terapeutico, soprattutto in pazienti ipertesi. La giustizia sportiva fa il suo corso: lo scorso febbraio arrivano le squalifiche. Parallelamente procede l’iter nella aule penali, fino a ieri mattina. La difesa passa all’attacco e spiega che le analisi sui campioni sono state effettuate senza contraddittorio, impedendo le controdeduzioni ai 4 imputati e, di conseguenza, la produzione di certificazioni e atti a loro discolpa. Il legale ipotizza addirittura che il campione di Sguerri sia stato confuso con quello d’altri. Esclude quindi che i campioni di urina possano costituire prova a processo. L’avvocato della difesa va oltre: spiega che le sostanze rilevate sono presenti in farmaci comuni, anche da banco. E ne deduce che il dolo (indispensabile perchè si configuri il reato di doping nel mondo amatoriale) non c’è: chiede quindi l’assoluzione.
La richiesta del pubblico ministero Marco Rappelli è di 3 mesi di reclusione e 2.500 euro di multa. La sentenza è di 2 mesi (con sospensione della pena) e 2.000 euro di multa.
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