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Maxi evasione fiscale assolto Paolo Dazzi: «il fatto non sussiste»
L’imprenditore: sono contento, chi ha sbagliato pagherà Disposto il dissequestro dei beni: tre milioni 694mila euro
CARRARA. “Il fatto non sussiste”: assolto l’imprenditore Paolo Dazzi dall’accusa di maxi evasione fiscale. Si chiude (in primo grado) un processo complesso che ha preso le mosse dalla vicenda della moschea fantasma per l’Iraq e da un contratto sfumato da 50 milioni di dollari.
Il processo per avasione e l’assoluzione. Evasione fiscale su un imponibile di 9 milioni di euro: questa l’ipotesi accusatoria per cui è finito a processo per omessa dichiarazione dei redditi (articolo 5 del decreto legislativo 74/2000) e ieri è stato assolto dal giudice Fabrizio Garofalo “perchè il fatto non sussiste” l’imprenditore Paolo Dazzi. Il pubblico ministero Alberto Dello Iacono aveva chiesto a carico dell’industriale apuano 1 anno e sei mesi di reclusione. A Paolo Dazzi erano stati contestati (in via alternativa) reati per dichiarazione infedele e per omessa dichiarazione. Il capo di imputazione, da parte della Pubblica Accusa, infatti, è stato cambiato più volte nel corso del processo.
Il giudice Garofalo ha assolto l'imprenditore ed ha disposto il dissequestro e la restituzione allo stesso di quanto a suo tempo gli era stato sequestrato dalla Guardia di Finanza. Il sequestro, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari il 26.09.2012, aveva colpito, in sostanza, tutti i beni del Dazzi: due vetture, una imbarcazione, immobili, conti correnti e crediti vantati nei confronti di istituti di credito; un sequestro al fine della confisca di 3.694.269 euro.
Decisiva è stata la super perizia del consulente nominato dal Tribunale, professor Andrea Perini, dottore commercialista e professore associato di diritto penale commerciale presso l'Università di Torino, che si era occupato a suo tempo del Caso Mills - Berlusconi a processo per corruzione in atti giudiziari. Il professor Perini, infatti, ha di fatto confortato con la propria relazione in tutto le tesi della difesa del Dazzi, sconfessando le ipotesi accusatorie. La lettura del dispositivo di assoluzione è stato accolta dal Dazzi e dai suoi difensori, avvocati Enrico Marzaduri e Giovanni Maria Altadonna, con grande soddisfazione. Paolo Dazzi ha apertamente ringraziato i suoi difensori ed i suoi consulenti Prof. Filippo Dami, Ordinario di Diritto Tributario presso l'Università di Siena e prof Franco Batistoni Ferrara, già Ordinario di Diritto Tributario presso l'Università di Pisa.
«Aspetto le motivazioni della sentenza - ha detto Dazzi - chi ha sbagliato pagherà». Si dichiara soddisfatto anche l'avvocato Altadonna, difensore del Dazzi, esperto in materia penale tributaria e fallimentare, il quale ha esternato un proprio commento positivo sull'esito del processo, non nascondendo, tuttavia, un velo di rammarico per gli "errori" che hanno dato luogo al rinvio al giudizio e per la "sostanziale ingiustizia" patita dal suo assistito nelle more del procedimento, durante il quale la permanenza del, a suo dire, ingiusto ed ingentissimo sequestro, ha limitato la libertà personale del Dazzi. Una vicenda giudiziaria, insomma, in cui l'aspetto tecnico-giuridico l'ha fatta da padrone e che ha visto sfilare davanti al giudice, anche in qualità di testimoni e periti, i massimi esperti in materia fallimentare e tributaria.
L’affaire Iraq. Il processo prende il via dalla moschea fantasma, il caso giudiziario che dagli anni ‘90 vide la Dazzi Pietro fu Enrico fallire. L’azienda andò in crisi per il mancato pagamento della maxi commessa di 50 milioni di dollari per la costruzione di una moschea ai tempi di Saddam Hussein.
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