Attenzione
Cave in tunnel, se la talpa è elettronica
CARRARA. Un brevetto, una macchina innovatrice per tagliare il marmo, un sogno realizzato: Manuel e Gabriele Proietti, due fratelli carraresi di 23 e 27 anni, titolari della ditta di famiglia Samag, che si occupa di produzione e riparazione di macchine per l’estrazione del marmo, al confine tra Massa e Carrara, oggi possono parlare con orgoglio della prima macchina segatrice da galleria che, una volta posizionata, accostata alla parete della cava, è in grado di realizzare tutti i tipi di taglio, sia orizzontali, che verticali, senza mai spostarsi, perché a muoversi è la lama. Sul mercato di gioielli simili non se ne trovano: «Oggi- spiegano Manuel e Gabriele- le macchine da galleria vengono posizionate per effettuare il taglio orizzontale o verticale del blocco e poi devono essere spostate per realizzare il taglio successivo; la produzione si ferma, anche per ore, senza contare il consumo di una pala meccanica che serve per lo spostamento di un gigante di 12 tonnellate, con conseguenti problemi di sicurezza per gli operai e di inquinamento».
La macchina segatrice dei fratelli Proietti, invece, fa tutto da sola: la lama è montata su un braccio meccanico mobile brevettato per i tagli del marmo in tutte le direzioni e dimensioni, e rispetto alle macchine della concorrenza, quelle tradizionali idrauliche, è completamente elettronica, non usa oli minerali per il suo funzionamento, che in caso di incidenti, se dispersi nell’ambiente, causerebbero notevoli danni e garantisce un aumento della produttività, secondo qualche calcolo, del 70%, grazie al completo annullamento dei tempi di fermo macchine. «Tutto nasce da un’idea di nostro padre- raccontano i due fratelli Proietti- che lavora nel settore da 30 anni; è suo il primo modellino in scala in legno della macchina che oggi siamo riusciti a realizzare con il nostro staff e che conserviamo alla Samag, azienda di famiglia nata nel 2011. In pratica è un sogno che si è avverato».
La macchina, infatti, è operativa e visibile a lavoro, all’interno del bacino di Fantiscritti, acquistata da un imprenditore del marmo che ne ha già richiesto un secondo esemplare, da poter posizionare così in diversi punti della galleria. I costi, tra l’altro, non sono proibitivi, si parla certamente di diverse centinaia di migliaia di euro, ma perfettamente sul mercato, con la possibilità inoltre di optare per l’adeguamento di una macchina tradizionale.
«Noi, in pratica, vendiamo un prodotto chiavi in mano, come si suol dire, disponibile in circa 4 mesi dall’ordine, oppure- dicono i due ragazzi- riusciamo in 90 giorni ad adeguare con il nostro brevetto una macchina tradizionale già in possesso dell’imprenditore, con un risparmio significativo dei costi».
Giovani e con tanta voglia di fare adesso cercano di conquistare una fetta di mercato secondo loro in crescita: quella che punta all’estrazione del marmo in galleria, che non deturpa il paesaggio esterno.
Così, ovviamente guardando dal lato imprenditoriale e dell’estrazione, per gli ambientalisti (e per molti versi anche per i sindacati) le nuove tecnologie hanno portato ad un aumento esponenziale della produzione di blocchi, e quindi di distruzione delle montagne, senza che vi sia stata -leggi sindacati - un aumento del lavoro al piano.
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