Il Tirreno

Carrara, il camion del fritto divide la città e diventa un “caso”

di Alessandra Vivoli
Carrara, il camion del fritto divide la città e diventa un “caso”

Querele fra la promotrice e una consigliera dei cittadini Bedini (Cna): in questo modo muoiono le imprese

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CARRARA. Un camion del fritto. Street food fish and chips, per dirla all’inglese. Nel primo venerdì di Marble Weeks è comparso in via Roma. Posizionato perpendicolare accanto al bar Crema che è promotore dell’iniziativa. E... apriti cielo.

Se per il camion del fritto si scomoda la politica. Qualcuno ha urlato alla cafonata. Qualcun altro ha rivendicato il... diritto al cartoccio di totani e gamberi. Insomma una polemica vera. Talmenta vera che ha finito per scomodare la politica.

Milene Mucci, candidata all’ultima tornata delle regionali, sulla sua bacheca facebook, di post al camion del fritto ne ha dedicati addirittura tre. Il primo urla allo scandalo: «Ok io forse sarò noiosa ma oggi non credevo ai miei occhi! Ma a voi sembra normale un camion ristorante messo per traverso nella via principale di una città , che fra l altro esporrebbe arte in questi giorni? Ecco questa è la visione che si offre a chi arriva e va verso l'Accademia. C’è anche un bel “profumo” che ti avvolge mentre passi. Ma chi ha autorizzato questa cosa?» Dando via a tutta una sequela di commenti. Poi era stata la stessa Mucci a chiudere con un testuale: «A volte il pesce fritto dà più soddisfazioni che la politica, qui a Peyton Place...». Vale a dire il paese di peccati, scandali e pettegolezzi, epitome della provincialità più gretta, raccontato da un libro best seller negli anni cinquanta e poi da una serie tv di fine anni sessanta... insomma, un paragone non lusinghiero, anzi feroce .

Lo scambio di querele. Nel mezzo della polemica c’è l’animosità di Carrara: quello è il motore, anzi, la benzina stessa, di questo meccanismo. Una città che, nonostante stia attraversando uno dei suoi momenti più difficili, sul camion del pesce fritto non può proprio transigere... Non sia mai. Così, dalle parole scritte su facebook si arriva a quelle vis a vis. E sembra proprio che due delle “indignate” di fronte a cotanto fritto abbiano deciso di andare a fare le loro rimostranze direttamente alla promotrice dell’iniziativa. Nel suo bar. Nel mezzo di una mattinata di mercato. A complicare le cose - perché in ogni polemicone che si rispetti, le cose si complicano sempre - una delle signore contro cui la titolare del Crema ha firmato l’esposto è Stella Volpi, una rappresentante del consiglio dei cittadini. Che racconta la sua versione dei fatti: «Ieri mattina sono entrata nel Bar Crema per pagare una bolletta e approfittando dell'occasione ho chiesto gentilmente informazioni sul camioncino e sull'autorizzazione comunale. Questo perché, questa sera, nel consiglio dei cittadini si sarebbe discusso dell'argomento. La titolare del bar, molto gentilmente mi ha risposto che il camioncino non sarebbe più venuto e che il comune non c'entrava nulla. Si è detta anche molto dispiaciuta dell'accaduto. Tutto si sarebbe concluso in questi termini se non fosse subentrato un ragazzo, a me sconosciuto, che ha cominciato ad urlare e inveire, insultando la persona che era con me. Visto gli animi surriscaldati e l'atteggiamento poco amichevole, ho preferito uscire. La mia amica invece è stata sbattuta fuori a forza. Sono stata più volte insultata e la mia amica è stata fermata per strada, poche ore dopo, e nuovamente insultata volgarmente, con parecchi testimoni presenti. La mia intenzione era solo fare chiarezza sulle autorizzazioni che vengono concesse da un comune che per installare una targa o cambiare una persiana, nel centro storico e via Roma, richiede pratiche lunghissime, costose, il parere della sovrintendenza e relazioni varie e dettagliate. Questa mattina, a seguito di un esposto contenente un'alterazione vergognosa della realtà dei fatti, e a seguito delle minacce ricevute, mi sono vista costretta a recarmi al commissariato per sporgere querela nei confronti della titolare del bar. Non riesco a spiegarmi un comportamento tanto ostile, maleducato e volgare. Credo sia più che legittimo appurare l'esistenza di autorizzazioni in merito e cercare trasparenza. Se questo è il trattamento riservato a un consigliere dei cittadini che chiede gentilmente spiegazioni, sarò costretta, mio malgrado, e con molto dispiacere, a lasciare questo impegno».

Il camion era autorizzato. I permessi per il camion, assicurano da Palazzo civico c’erano: la pratica al Suap era una sostituzione temporanea del suolo pubblico. Lo conferma anche il comando della polizia municipale a cui è stato chiesto parere su codice della strada. Per i vigili era un'estensione di occupazione di suolo pubblico già esistente e senza ulteriore ingombro della carreggiata. Tutto ok anche le verifiche effettuate dal punto di vista commerciale e di igiene.

Cna: così si uccide la città. Sulla questione interviene anche Cna: «Se si uccide lo spirito di iniziativa delle piccole imprese si spegne la luce sulla città. Noi siamo al fianco di Cristina e di chi, come lei, è convinto che questa città deve continuare a lottare. L'atteggiamento e le critiche, quando non sono costruttive, producono un effetto disastroso sulle motivazioni e sull'intraprendenza di chi fa impresa». È il commento di Paolo Bedini, presidente Provinciale Cna. «La nostra è la tutela dell'intraprendenza imprenditoriale fatto salvo che tutte le carte burocratiche siano in regola per intraprendere questa iniziativa. Quello che è successo - conclude - è preoccupante perché così non si aiuta una città a rinascere, ma si aiuta ad affondare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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